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E' in salute il turismo Elbano?
Se la domanda può sembrare retorica è solo perchè sappiamo tutti che la risposta non può essere che 'No'. Molte sono le cose da correggere, a cominciare dall'allungamento della stagione per arrivare ad una
differenziazione dell'economia che non può continuare ad essere turismo - dipendente
di Marcello Camici
Ogni anno a fine stagione turistica si tirano le somme, e... ogni anno si discute dei soliti problemi. Così è accaduto nell'annuale assemblea dell'Associazione albergatori elbani (AAE) che con 310 soci iscritti e con un fatturato
annuo, pare, intorno a 400 miliardi di lire, si pone al secondo posto nell'industria turistica, subito dietro all'offerta recettiva dei singoli privati cittadini elbani che pare si aggiri attorno ai 500 miliardi l'anno. Il fatturato dell'industria delle
vacanze elbane dovrebbe ammintare a circa mille miliardi l'anno. All'analisi dei soliti mali cronici (acqua, viabilità, rifiuti, trasporto marittimo ed aereo) il presidente degli albergatori, Pacini, ha aggiunto la crisi della Comunità, il fallimento del
piano territoriale, del piano socio-economico, del piano del turismo, del piano delle spiagge, dello sportello unico: insomma ha puntato il dito contro le amministrazioni locali.
Ma, l'AAE non ha proprio niente da rimproverarsi? Sulla destagionalizzazione, cioè sul prolungamento della stagione turistica, qualche rimprovero viene fatto da Vincenzo Onorato, armatore della Moby Lines, che torna a sollecitare
progetti di destagionalizzazione, progetti che lui ha messo in atto con le crociere di fine settimana. Peccato che una volta sull'isola, in bassa stagione, i croceristi troverebbero ristoranti e alberghi chiusi. E, forse, qualcosa all'AAE viene
rimproverato dai numeri stessi. Anche se i dati precisi non sono ancora disponibili, il presidente Pacini ha riferito che quest'anno la stagione è finita in pari: non ci sarebbe dunque stato lo sviluppo continuo degli anni passati e, comunque, il trend di
crescita sembrerebbe essere stato inferiore alle aspettative.
In attesa di dati definitivi alcuni sembrano ormai certi e disponibili, e dimostrano che vi è un calo di presenze nei musei napoleonici come pure un calo di passeggeri all'areoporto di Campo. Sul mancato incremento dei flussi
turistici, se confermato, due sono le considerazioni da fare: 1) il Parco nazionale dell'arcipelago toscano, purtroppo, non è stato volano per l'economia elbana come molti speravano, 2) l'inefficienza delle Amministrazioni locali era presente anche quando
i flussi turistici erano in continuo incremento quindi non credo che questa inefficienza, presunta o vera, delle Amministrazioni locali possa da sola essere causa del sostanziale mantenimento dei flussi turistici registrati nel 2001.
Quando Pacini parla di turismo di qualità, di gusto del bello, non penso che gli albergatori possono tirarsi indietro di fronte al fatto che per un turismo di tale natura è indispensabile una cultura d'impresa. La svolta auspicata
deve avvenire non solo nelle Amministrazioni locali ma anche nell'industria delle vacanze. Certamente balzelli, tasse e burocrazia possono frenare e creare ostacoli, ma la qualità del turismo dipende molto anche dagli albergatori alla cui
imprenditorialità il turismo elbano deve molto se è arrivato dove è arrivato. E' giusto indicare nella sinergia tra tutti i soggetti, pubblici e privati, e nella promozione dell'immagine, chiavi per poter migliorare, ma tutto ciò può non essere
sufficiente. Un turismo di qualità passa anche attraverso la valorizzazione dell'immenso patrimonio artistico, storico e architettonico, marino e terrestre, dell'Arcipelago toscano. Organo istituzionalmente preposto alla salvaguardia, tutela e
valorizzazione è la Sovrintendenza di Pisa. Perché il degrado del patrimonio archeologico ed architettonico elbano è così marcato nonostante la presenza di un ente così qualificato e prestigioso? Credo inoltre che su questo piano culturale il Centro
nazionale di studi napoleonici qualcosa di più potrebbe fare oltre a riproporci la solita figura di Napoleone come mezzo di promozione dell'isola.
E certamente di più potrebbero fare anche altre associazioni culturali locali a partire da Porto Franco. Una sinergia tra pubblico e privato può non essere sufficiente perché l'economia elbana è strutturalmente debole in quanto
esclusivamente legata al turismo e per questo anche facilmente vulnerabile. Pacini ha ragione di essere preoccupato per la guerra. Con la guerra un po' tutta l'economia soffre, in particolare quella turistica. Se poi c'è il problema del terrorismo è
ancora peggio: ecco la vulnerabilità. Ma ancora più realisticamente: cosa accadrebbe se una petroliera sversasse in mare petrolio inquinando le spiagge? Paradossalmente poi,la guerra, potrebbe convogliare all'Elba più turisti, essendo l'isola un
percorso breve raggiungibile senza l'uso di aereo: sarà tutto da vedere durante la prossima stagione, essendo ora tutto ormai fermo, in pausa invernale.
Sapremo allora se il tasso di sviluppo dell'industria turistica (previsto dall'Organizzazione Mondiale del Turismo) potrà assestarsi intorno al 4%, in crescita fino al 2020. L'Elba, nella sua storia, ha vissuto di turismo solo in
questi ultimi decenni. Prima, erano altre le risorse di cui gli elbani vivevano, risorse ancora presenti sul territorio. Bisogna dunque che lo stesso sistema economica elbano ora presente e così sviluppato, potenzi, migliori e qualifichi il turismo, ma al
tempo stesso si diversifichi l'economia con le vecchie risorse e creandone di nuove.
Lo strumento amministrativo del parco, che si è aggiunto ai tanti già presenti sul territorio, non mi pare possa cogliere tutte le potenzialità cui sopra accennavo: sono necessari semplificazione amministrativa insieme a nuovi e
diversi strumenti amministrativi del territorio che possano essere flessibili e aperti a tutte le potenzialità e a tutte le risorse. Personalmente ho più volte sostenuto che uno strumento amministrativo, di governo del territorio più indicato del Parco,
è il riconoscimento dell'Arcipelago toscano come zona extradoganale, con uno statuto speciale di autonomia, dove anche l'attività turistica possa essere governata localmente tramite norme contenute nello statuto speciale di autonomia. Un po' quanto
accaduto per altre zone, territori, comuni d'Italia: non sarebbe dunque una novità, anche perché durante la sua storia l'Elba ebbe riconoscimenti di questo genere.
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