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Il Parco non è un
quagliodromo
Esponenti locali di
Federcaccia, Liberacaccia e Difesa della Caccia avrebbero chiesto
di poter allevare, per poi cacciare, fagiani, lepri e pernici
rosse sull'isola di Pianosa. All'Elba, e anche nel perimetro del
Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano, vorrebbero invece
realizzare un quagliodromo con sparo. Arcicaccia e Legambiente
però non ci stanno e attaccano duramente

Nino Morabito,
coordinatore Nazionale dell'Osservatorio Nazionale sulla Gestione
Faunistica, promosso da Arci Caccia e Legambiente ed al quale
aderiscono Federparchi, Urca (Unione Regionale Cacciatori
dell'Appennino), Anagritur, Club della Beccaccia, Arci pesca Fisa,
Cvgfa e Beccaccia d'Italia, ha scritto una lettera al Commissario
del Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano.
La lettera riguarda
soprattutto le proposte di esponenti locali di Federcaccia,
Liberacaccia e Difesa della Caccia per l'isola di Pianosa, ma fa
riferimento anche ad altre irricevibili pretese già inviate al
Parco Nazionale al quale tra l'altro si chiede di realizzare
all'Elba e all'interno dell'Area Protetta: un quagliodromo con
sparo, un recinto per i cinghiali catturati che dovrebbero essere
successivamente abbattuti dai cacciatori, e l'eliminazione
completa dei mufloni. Per Pianosa le tre Associazioni Venatorie
chiedono invece la creazione di un allevamento di fagiani, lepri e
pernici rosse da esportare.
Ecco il testo della
lettera di Morabito:
Egregio
Commissario,
in questi giorni
sono apparse sulla stampa locale le dichiarazioni di esponenti di
sezioni locali di associazioni venatorie che ipotizzano di
ottenere autorizzazioni e finanziamenti dal Parco Nazionale per
costruire in un'area dell'Isola di Pianosa un allevamento di
pernici, fagiani e lepri a scopo venatorio, a potervi nuovamente
esercitare la caccia e altre amenità varie.
Una
iniziativa in netto contrasto con le finalità di conservazione
della fauna previste dalla legge 394/91 sulle Aree Protette.
Verrebbe proposto, infatti, di trasformare una parte importante
dell'Isola di Pianosa, ricadente nel Parco Nazionale, interessata
da Sic, Zps e Sir ed inserita quale Iba (Important Birds Area), in
qualcosa di simile ad un "quagliodromo" e ad un
allevamento "pronta caccia" al fine, come dichiarano
apertamente gli stessi esponenti di Liberacaccia, Lega difesa
della caccia e Federcaccia, di rimpinguare le popolazioni di
"esemplari, troppo pochi per tornare a cacciarli come si
faceva una volta".
La legge sulle
aree protette non prevede l'attività venatoria nei parchi o il
sostegno ad attività direttamente finalizzate al suo sviluppo,
cosa che invece è prevista e promossa nel rimanente territorio
agrosilvopastorale dalla legge 157/92. Tale genere di proposte
risultano chiaramente incompatibili con le finalità di un'area
protetta se si considerano i "risultati" che la
scriteriata introduzione di specie cacciabili non autoctone hanno
già prodotto in Italia ed anche e soprattutto all'Elba con il
vero e proprio disastro dei cinghiali, l'estinzione della
sottospecie Lepre italica (Lepus corsicanus) endemica e la sua
sostituzione con la Lepre europea (Lepus europaeus) causa i
ripetuti lanci a scopo venatorio e, infine, lo status delle stesse
pernici rosse (che si vorrebbero allevare a Pianosa a scopo
venatorio) che secondo le recenti indagini genetiche sembrano
essere ibridi tra la Pernice rossa (Alectoris rufa) autoctona e la
Ciukar (Alectoris chukar) specie alloctona immessa a scopo
venatorio.
Vorremo inoltre
sottolineare che a Pianosa la pernice è già abbondante così
come il fagiano, tanto da dover procedere alla gestione della
popolazione di fagiani che crescendo sta creando un potenziale
pericolo per la sopravvivenza delle stesse pernici.
D'altro canto
allevare pernici per "rilanciarle" all'Elba porrebbe
invece in serio pericolo di inquinamento genetico la già limitata
popolazione di Pernici rosse sopravvissuta, sulla quale è in
corso da mesi un lavoro del Parco Nazionale e dell'Università con
la collaborazione del Corpo Forestale dello Stato per determinare
il grado di purezza della popolazione presente.
La prosecuzione
di queste ricerche e gli auspicabili risultati positivi potranno,
secondo noi, consentire al Parco Nazionale di realizzare, sulla
base di complete, aggiornate e validate documentazioni
tecnico-scientifiche, le azioni e gli interventi necessari per il
recupero della popolazione originaria di Pernice rossa
concretizzando un importante progetto di salvaguardia della
biodiversità animale in pericolo. Infine, non dimentichiamo che
l'allevamento di animali "pronta caccia" in una delle
isole interessate dalla seconda fase del progetto Life Natura per
la salvaguardia dell'avifauna costiera, che vede protagonista il
Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano e la Regione Toscana ed il
cofinanziamento dell'Unione Europea, porrebbe in serio pericolo il
successo del progetto medesimo.
Invitiamo quindi
l'Ente Parco a respingere, nel caso fossero realmente esistenti,
incompatibili proposte di allevare fauna nel Parco a scopo
venatorio, mentre rinnoviamo il nostro sostegno nel prosieguo e
nell'implementazione degli interventi tecnico scientifici per la
salvaguardia della biodiversità animale già intraprese dal Parco
Nazionale così come nel trovare e sviluppare forme di dialogo,
coinvolgimento e partecipazione dei cittadini cacciatori che siano
coerenti con le finalità di conservazione e corretta gestione
della fauna proprie dell'Ente Parco.
In attesa di un
cortese riscontro, porgiamo distinti saluti.
Dr.
Antonino Morabito, Coordinatore nazionale Onfg
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