|
Il Mare nostrum è
ammalato
Legambiente e Wwf
Italia hanno elaborato i dati rilevati dal Programma di
monitoraggio dell'ambiente marino costiero del Ministero
dell'Ambiente. Il risultato non è dei migliori dato che i mari
italiani risultano non proprio in buona salute. E le aeree marine
protette non fanno eccezione. Per l'Elba la situazione peggiore
riguarda Portoferraio...

Nemmeno le aree
marine protette sono al riparo dall'inquinamento. Metalli pesanti,
idrocarburi, pesticidi e policlorobifenili hanno ormai assunto
fissa dimora nei sedimenti marini e minacciano la salute dei mari
italiani in modo preoccupante. Il mare è infatti è il deposito
finale della maggior parte delle sostanze contaminanti utilizzate
sulla terra.
E' questo il quadro
che emerge con evidenza dall'elaborazione di Legambiente e Wwf
Italia dei dati rilevati dal Programma di monitoraggio
dell'ambiente marino costiero del Ministero dell'Ambiente e della
tutela del territorio. Dati che fotografano lo stato dell'ambiente
marino italiano con campionamenti delle acque ma, anche e
soprattutto, dei sedimenti costieri raccolti dalle Arpa nell'arco
degli ultimi tre anni in base a una convenzione tra il Servizio
Difesa Mare del Ministero dell'Ambiente e le Regioni costiere e da
queste affidata poi al sistema delle Agenzie.
Un lavoro, quello
del Ministero dell'Ambiente e delle Agenzie regionali che, da una
parte, evidenzia una pesante preoccupazione per la salute
dell'ecosistema marino e per quella umana e, dall'altra, la
necessità di rinnovare il Programma di monitoraggio che dovrebbe
chiudersi il 4 giugno prossimo.
"Considerando
i valori trovati - sottolineano Legambiente e Wwf - il
monitoraggio deve proseguire anche nei prossimi anni, per tenere
sotto stretta osservazione la situazione dei sedimenti e per
valutare l'efficacia delle azioni intraprese per il miglioramento
della qualità".
Legambiente e Wwf
hanno inoltre posto l'accento sulla "positività di un centro
di coordinamento unico che deve essere necessariamente individuato
nel ministero. Interrompere il percorso avviato - sottolineano gli
ambientalisti - creerebbe un vuoto difficilmente colmabile in
tempi brevi. E' quindi necessario che il ministro Matteoli rinnovi
le convenzioni con le Regioni costiere e che queste le affidino
alle Arpa per continuare a monitorare la salute del mare".
Grazie all'attento
lavoro delle Arpa, esiste infatti per la prima volta nel nostro
Paese un monitoraggio ambientale che copre tutto il territorio
costiero, in modo omogeneo, sia per le modalità di campionamento,
sia per i metodi di analisi. Il programma ha consentito un
confronto costante tra gli addetti e ha visto coinvolte tutte le
competenze necessarie del settore, dando vita a una vera e propria
comunità di operatori ed esperti.
Ma torniamo ai dati
raccolti in fondo al mare. La campagna di monitoraggio prevede
campionamenti in aree sottoposte a particolari pressioni
antropiche, le cosiddette aree critiche, e in aree invece
scarsamente sottoposte a questo tipo d'impatto, le cosiddette
"aree di bianco" che assumono funzione di controllo.
In diverse Regioni,
come aree di bianco sono state individuate le aree marine protette
e il punto più preoccupante del rapporto è proprio il tasso
d'inquinamento rilevato in queste zone. I sedimenti prelevati alla
stazione di Portoferraio, ad esempio, sono contaminati da cromo
(100.833 microg/kg il valore massimo raggiunto nell'arco dei 5
semestri analizzati dal 2001 al 2003) e nichel (con una punta
massima di 71.398 microg/kg).
Quelli di Punta
Mesco nel Parco delle cinque terre in Liguria da cromo (139.986
microg/kg il massimo valore raggiunto nell'arco dei semestri presi
in esame), nichel (90.700 microg/kg) e piombo (52.500 microg/kg).
Nell'area protetta
marina di Miramare, in Friuli Venezia Giulia, sono state trovate
elevate concentrazioni di piombo (71.820 microg/Kg) e Ipa (2,77
mg/Kg), mentre in quella di Capo Rizzuto in Calabria e a Punta
Licosa in Campania abbonda l'arsenico (rispettivamente 42.195
microg/Kg e 25.083 microg/Kg le punte massime).
A Capo Rizzuto, i
limiti sull'arsenico risultano superati tre volte su tre mentre a
Punta Licosa si contano cinque superamenti su cinque prove. A
Cattolica, invece, area di bianco in Emilia Romagna, i superamenti
del tasso di nichel riguardano tutti e cinque i campionamenti
effettuati, con punte che superano anche del doppio il limite di
legge.
Fuori da queste
aree, non mancano poi i "punti caldi", interessati da
uno o più inquinanti. Caldissima, in particolare, la situazione
in Liguria, dove il quadro dei rilevamenti è seriamente
preoccupante. I sedimenti marini di quasi tutte le stazioni
risultano fortemente contaminati da cromo, nichel, piombo e
arsenico e non mancano mercurio, Pcb, cadmio, benzoapirene, Ddt e
Ipa.
La poco invidiabile
palma dell'inquinamento va alla stazione sulla foce del torrente
Lerone, dove per molti anni ha scaricato veleni la Stoppani di
Cogoleto: nei sedimenti analizzati si ritrovano il cromo totale
(per una concentrazione massima di oltre 7.200 mg/Kg, pari a 145
volte il limite di legge), nichel (oltre 895 mg/Kg, e cioè quasi
30 volte il limite di legge) piombo, arsenico e Pcb (fino a 10
volte in più del massimo consentito dal decreto ministeriale), ma
anche mercurio, cadmio, Ipa, benzoapirene e Ddt.
|