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Cinghiali: pessima
idea affidarsi ai cacciatori
Si torna a parlare
del problema del proliferare dei cinghiali, questione che il Parco
Nazionale ha affrontato accordandosi con i cacciatori che sono
stati chiamati ad abbatterli. Legambiente denuncia adesso il fatto
che non si sta ottenendo alcun risultato, mentre si è trasformato
il problema in una incontrollata attività venatoria
Si dice fortemente
preoccupata Legambiente per le scelte che il Parco Nazionale
dell'Arcipelago Toscano sta facendo riguardo l'emergenza cinghiali
all'isola d'Elba. I cosiddetti abbattimenti selettivi, operato dai
cacciatori sulla base di un accordo con il Parco Nazionale si
stanno infatti, secondo il Cigno verde, ormai "trasformando
in una incontrollata attività di caccia all'interno dell'Area
Protetta, addirittura con scadenze che seguono il normale
calendario venatorio".
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I
cacciatori, che hanno introdotto il cinghiale all'Elba ed
hanno causato l'enorme proliferazione della specie, secondo
l'associazione ambientalista non possono "essere
chiamati a risolvere il problema perché non hanno nessun
interesse a veder diminuire la popolazione di suini
selvatici". |
"Infatti -
ricorda Legambiente - l'esplosione demografica dei cinghiali, che
sta fortemente danneggiando agricoltura, flora e fauna, non può
continuare ad essere affrontata dentro il Parco con una gestione
venatoria che si sta assumendo caratteri di ordinarietà ed
esercitata con braccate che non hanno niente di selettivo e che
sono chiaramente insufficienti".
Del resto la
situazione in cui i terreni agricoli elbani, e non solo essi,
versano sono sotto gli occhi di tutti. Sono anche in continuo
aumento i danneggiamenti delle trappole del Parco (chiusini),
danni con i quali si vuole impedire la cattura dei cinghiali. Ed
è un gramn peccato poichè l'uso delle trappole che si starebbe
invece rivelando, insieme agli abbattimenti operati dalla Polizia
Provinciale, una valida alternativa a quelle che possono ormai
essere definite delle vere e proprie battute di caccia.
Di fronte a questa
grave situazione, Antonio Nicoletti, Coordinatore Aree Protette e
Territorio Legambiente Nazionale, ha adesso inviato una lettera al
direttore generale del Ministro dell'Ambiente, Aldo Cosentino,
allo stesso ministro, Altero Matteoli, ed al commissario
straordinario del Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano, Ruggero
Barbetti.
Di seguito ne
riportiamo il testo per intero
| In
riferimento all'assenza di un'efficace e seria gestione
della popolazione di cinghiale presente nel Parco Nazionale
dell'Arcipelago Toscano, chiediamo un intervento urgente per
verificare la coerenza dei metodi di gestione utilizzati nel
Parco con le indicazioni della Direzione da Lei diretta e
con la normativa vigente. |

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Il Parco, nei
fatti, sta rinunciando al rispetto delle quote di prelievo
stabilite dall'Ente Parco e dalla Direzione per la Protezione
della Natura per il periodo dicembre 2002 - ottobre 2003
nell'ambito del piano siglato con cacciatori e agricoltori. Tale
piano non è stato realizzato dal Parco per molti aspetti, tra cui
in particolare la campagna di trappolamento; questa è stata
attivata con notevole ritardo, escludendo il periodo
(marzo-maggio) in cui è più efficace ed inficiando così le
condizioni per il raggiungimento della quota di catture prevista.
A ciò si deve
aggiungere che, nel corso degli ultimi tre anni, sono avvenuti
danneggiamenti su oltre 100 chiusini (le strutture atte alla
cattura dei cinghiali) da parte di "ignoti". Soltanto
nel corso del presente anno sono state danneggiate quasi 40
strutture: si impone un intervento urgente e deciso per
ripristinare uno stato di legalità nel Parco.
Inoltre,
l'attuale gestione del cinghiale è caratterizzata da azioni in
palese contrasto con le specifiche linee guida pubblicate
dall'Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica. La scelta del
Parco di non ridurre drasticamente la popolazione di cinghiali
impedisce un'efficace protezione della flora, della piccola fauna
e delle colture agricole dai consistenti danni causati da questi
ungulati.
Non deve trarre
in inganno la maggiore quantità (anche se inferiore a quella
prefissata) di cinghiali prelevati quest'anno rispetto agli anni
passati (circa 600 capi nel Parco, quasi 1100 in tutta l'isola);
infatti, la quasi totalità degli ungulati è stata catturata e/o
abbattuta nel periodo dicembre 2002 - gennaio 2003, evitando i
prelievi nel periodo riproduttivo e di svezzamento della prole e
mantenendo alto il potenziale riproduttivo della popolazione,
inficiando il risultato finale.
Un aspetto
tutt'altro che secondario è l'autorizzazione del Parco all'uso
della braccata, nonostante questo sia fortemente sconsigliato
dall'Infs e non ci risulta sia autorizzato dalla Dpn per le Aree
Protette. E' inaccettabile e pericoloso che ciò avvenga nel Parco
Nazionale dell'Arcipelago Toscano, sia per i possibili fenomeni
emulativi negativi, sia per l'assenza di alcuna valutazione
oggettiva degli effetti sulle altre specie protette (sono stati
utilizzati anche 80 cani contemporaneamente in una braccata).
Infine vogliamo
evidenziare l'aumento, nel corso della scorsa estate, delle
richieste di cittadini e agricoltori per l'abbattimento di
cinghiali rispetto l'anno precedente (quasi 100 richieste) e che
pertanto l'emergenza cinghiali all'Isola d'Elba permane
inalterata. Questa situazione frutto di una gestione
"venatoria" del cinghiale, oltre a causare notevoli
danni ambientali e in alcuni casi pericolo per la sicurezza
pubblica, è fonte di un vero e proprio spreco di denaro per le
ingenti spese legate alla fornitura di recinzioni e al
risarcimento danni, che continueranno a gravare sulle casse del
Parco all'infinito. Sicuri di un sollecito urgente riscontro, si
porgono distinti saluti.
Antonio
Nicoletti
(Coordinatore
Aree Protette e Territorio Legambiente)
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