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La questione morale
Nuovo intervento di
Danilo Alessi sul difficile momento che le istituzioni elbane
stanno attraversando. La crisi riguiarda soprattutto il centro
destra dato che esso ha in mano quasi tutte le leve del potere
locale. Secondo Alessi però bisogna voltar pagina e la diffusa
presa di coscienza da parte dei cittadini fa ben sperare...
di Danilo
Alessi
Dice Ageno che
bisogna ritirare fuori dal cassetto "le mutande di
bandone" ma non dice chiaramente perché e nei confronti di
chi. Sostiene Barbetti che la gita in elicottero a Pianosa era
giustificata da "motivazioni di carattere
istituzionale", ma a distanza di due mesi dalla denuncia, pur
sollecitato, non ha ancora spiegato quali fossero, né quale ruolo
avesse il quartetto volante.
Dichiara Bosi che
"forse in Comunità ci sarà qualche mela marcia", ma
non precisa quale (solo Febbo?) ed afferma che se nel suo comune
è avvenuto qualcosa nel periodo commissariale, "è colpa di
chi ha fatto arrivare il commissario", che, per analogia,
vuol dire che se in Comunità montana è successo qualcosa la
colpa è di chi ha nominato il presidente, Bosi compreso.
Messaggi in codice,
risposte evasive, comportamenti ambigui che mal di conciliano con
chi ricopre incarichi istituzionali ed ha responsabilità di
governo. Se poi aggiungiamo la melassa informe di insinuazioni e
di minacce neppure tanto velate che proviene dalla folta fauna
forzaitaliota e dintorni, il quadro appare davvero preoccupante e
non fa ben sperare per il futuro di quest'isola.
A meno che, come
molti segnali sembrano indicare, lo sconcerto e l'indignazione di
tanti cittadini non si traduca in una forte e motivata risposta
politica, capace di creare le condizioni di una alternativa
vincente nei confronti del berlusconismo locale e di "foravia".
Il centrodestra
elbano è in profonda crisi e un naturale conflitto interno si è
ormai trasformato in guerra per bande. In questi anni di gestione
del potere locale in quasi tutte le amministrazioni elbane si è
abbassata la guardia nei confronti dell'inquinamento affaristico
con le conseguenze che tutti conosciamo.
Quando non si
consente, come è accaduto in Comunità montana e al comune di
Portoferraio, la più ampia trasparenza degli atti e, addirittura,
si nega il diritto alla partecipazione (emblematico l'episodio
della Commissione urbanistica del capoluogo elbano), la democrazia
entra in sofferenza e si indebolisce la difesa degli anticorpi al
malaffare.
Non basta
riaffermare l'onestà degli amministratori, perché ciò dovrebbe
essere cosa scontata e ovvia. Occorre agire senza dare adito ad
alcun sospetto e assumere la questione morale come la più
importante delle battaglie che bisogna condurre e vincere con gli
strumenti della politica.
L'Elba, nonostante
tutto, ce la può fare. Deve farcela, contro chi pensa di
cavarsela dando la colpa al "polverone mediatico"
confondendo così la causa con l'effetto, e per chi invece vuole
che il bisturi scavi fino in fondo per estirpare la malapianta
dell'affarismo e ridare a quest'isola l'immagine pulita che si
merita.
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