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Anno II - numero 48 di sabato 23 marzo 2002 |
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Giancarlo Caselli all'ITCG "Cerboni"
Il magistrato che ha raccolto l'eredità dei giudici Falcone e Borsellino, ha incontrato gli studenti dell'Itgc Cerboni di Portoferraio. La cronaca di alcuni dei ragazzi che vi hanno partecipato. Subito dopo il magistrato ha incontrato la cittadinanza di Rio nell'Elba, accolto dal sindaco Catalina Schezzini, nella sala consiliare del locale Municipio Nell'ambito del progetto "Educazione alla legalità", curato dalla professoressa Annamaria Contestabile per sensibilizzare i ragazzi su quest'argomento, l' I.T.C.G "Cerboni" ha accolto calorosamente nella mattinata di sabato 23 marzo il magistrato Giancarlo Caselli. "Non fidatevi di me" è così che il magistrato ha aperto la conferenza, sottolineando così la necessità che ascoltiamo le idee degli altri senza farci influenzare, anche se provengono da figure note. "Non fermatevi alla prima opinione, ma ascoltate tutte quelle inerenti l'argomento per poi crearvene una vostra", questa è stata l'introduzione di Caselli al dibattito sulla legalità, durante il quale sono stati toccati vari punti di attualità, come il terrorismo, la mafia e la corruzione politica. Dopo aver spiegato, con un linguaggio semplice e coinvolgente, come questi ultimi due fenomeni criminali possano influire concretamente sulle nostre tasche, non ha potuto fare a meno di parlare della barbara uccisione del Professor Biagi avvenuta in questi giorni, collegandosi al terrorismo degli anni di piombo ed in particolare ai casi da lui direttamente seguiti alla Procura di Torino. Il terrorismo è un nemico di tutti, è un ostacolo alla democrazia che però si può sconfiggere manifestando e difendendo i nostri diritti, come la libertà di riunione e non rimanendo nascosti con le proprie paure. Nel '92 dopo l'uccisione di Falcone e di Borsellino, Caselli decise di raccogliere la loro eredità nelle indagini, chiedendo di essere trasferito alla Procura di Palermo, dove ha vissuto blindato per sette anni e dove ha avuto a che fare con molti pentiti. Sono stati condannati all'ergastolo 251 mafiosi, grazie al rischioso lavoro dei magistrati e alle testimonianze dei pentiti che dopo l'entrata in vigore della legge che li tutela, per ottenere la quale Borsellino e Falcone hanno combattuto fino alla fine, hanno trovato il coraggio di testimoniare. "La legalità - ha terminato Caselli - non è solo un concetto astratto da tenere nell'armadio con la naftalina, ma è qualcosa di concreto, corposo e indispensabile per migliorare la nostra vita e la società che ci circonda". Veronica Aprea Elisa Bisso Davide Solforetti |
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