Anno II - numero 44 di sabato 23 febbraio 2002   

 

 

L'articolo 71... diventa l'articolo 17

Nuovo blitz sul disegno di legge Lunardi mette a rischio sicurezza idrogeologica

Sembra proprio il gioco delle tre carte: l’art. 71 della Finanziaria diventa per fiumi e laghi l’art. 17 della Lunardi. Mentre il Parlamento stava abrogando l’art. 71 della Finanziaria sulla svendita delle spiagge, infatti, alcuni parlamentari della maggioranza silenziosamente reintroducevano una parte di questo articolo sotto forma di emendamento nel disegno di legge Lunardi sulle infrastrutture.

Questo nuovo blitz costituisce un vero e proprio affronto non solo e non tanto agli ambientalisti, quanto agli autorevoli esponenti del Governo e della maggioranza stessa, a cominciare dal ministro dell’Ambiente Matteoli, che si erano impegnati per l’abrogazione integrale del famigerato articolo 71; l’emendamento continua a mantenere sotto scacco la sicurezza delle aree fluviali e marittime, competenza questa proprio di Matteoli.

L’emendamento ripropone lo stesso testo della finanziaria introducendo l’esclusione della cedibilità delle aree interessate da opere abusive e del demanio marittimo. Per altro, secondo un’interpretazione maliziosa ma possibile, nemmeno tutto il demanio marittimo sarebbe escluso. Questo comunque è poi reso ancor più difficile dalla difficoltà di accertare esattamente cosa rientra nel demanio, problema su cui dibattono oggi persino alcune Procure della Repubblica.

Esattamente come prima continuano ad essere cedute ai comuni, e possono essere vendute ai privati, le sponde dei fiumi, le rive dei laghi, molti fossi e canali. Non si capisce ancora dove e a favore di chi questa norma vada a parare. Per non dire poi che rimane ancora aperto tutto il balletto degli emendamenti che potrebbe riproporre la questione relativa agli stabilimenti balneari attraverso la creazione di meccanismi di differenziazione su come procedere rispetto al demanio marittimo.

Gli ambientalisti hanno sin da subito dichiarato che la questione spiagge costituiva l’esempio più evidente e comprensibile di un operazione che riguardava ampi tratti del Paese. Ma se nel caso delle coste si trattava di paesaggio, nel caso delle rive dei fiumi si tratta di sicurezza: le aree demaniali in questione sono solitamente aree di esondazione (si pensi alle aree golenali) ed il fatto che siano occupate dovrebbe indurre lo Stato a promuoverne la delocalizzazione e non già il rafforzamento della presenza dei privati in zone di rischio.

E neppure il nuovo emendamento (che ricicla l’art. 71 della finanziaria) fa distinzione tra aree a rischio e non. Se la maggioranza intende intervenire sul Demanio, se intende riformare la gestione di questo patrimonio di tutti, affronti chiaramente questo tema e non operi per emendamenti e per blitz parlamentari. Se invece ritiene che alcune aree specifiche abbiano perso l’interesse dello Stato, allora dica con chiarezza quali queste siano e circoscriva in modo puntuale il provvedimento di cessione.

Ma forse la cosa più utile è quella di ottenere dall’Agenzia del Demanio presso il Ministero delle Finanze i dati relativi alla consistenza ed alla localizzazione delle aree appartenenti allo Stato e, in particolare, quelle del demanio marittimo, nonché i dati relativi alle concessioni, all’occupazione ed al fenomeno dell’abusivismo.

WWF Italia