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Anno II - numero 44 di sabato 23 febbraio 2002 |
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Caro Signor Mazzei, mi permetta un commento alla Sua lettera (Il Tirreno 15 u.s.) sulla situazione dei cinghiali. Condivido pienamente le Sue preoccupazioni e le Sue considerazioni legate all'incidente che ha vissuto e all'esigenza di trovare una soluzione che in tempi rapidi risolva il problema. Il Consiglio Direttivo del Parco ha fatto di tutto. Incontri con i cacciatori e le istituzioni, studi scientifici, convegni pubblici, denunce sulla stampa e alla televisione, catture mediante chiusini, fino a quello che Lei propone, ma che il Parco ha già attivato da tre anni: abbattimenti all'interno dell'area protetta estesi oltre il calendario venatorio. Ma il problema rimane poiché si boicottano "per ragioni umanitarie" e "sensibilità animalista" le campagne di abbattimento e si denuncia il Parco alla Procura con argomentazioni pretestuose per le modalità con le quali vengono condotte le catture, impedendo di fatto la loro prosecuzione. Sembra incredibile che la passione ed il divertimento di trecento persone, circa lo 0,1% della popolazione, possano prevalere sulle esigenze di difendere la natura di un Parco Nazionale, sul lavoro degli agricoltori, il dissesto idrogeologico, fino alla stessa sicurezza e tranquillità delle persone. Ma è così. Evidentemente sono persone molto abili, che hanno saputo intrecciare una salda rete di rapporti di potere. Meno abili forse nell'impostare la loro campagna di "disinformazione". Si dice che il problema dei cinghiali non esisteva prima della istituzione del Parco. Bugia, basta prendere i giornali del 1996, 1995 per rendersi conto della cosa. Si dice, denunciando il fatto alla Procura, al Ministero, alla Prefettura, Provincia ecc., che l'emergenza cinghiali è inventata dal Parco per motivare e giustificare le campagne di cattura che conduceva nel territorio. Altra bugia smentita dalla Sua stessa lettera. A questo punto non c'è che interiorizzare socialmente come la presenza dei cinghiali all'Elba determina una situazione di vera "catastrofe ambientale" e, analogamente a quanto hanno fatto con chiarezza e determinazione gli agricoltori della Provenza (Il Tirreno 18 u.s.), richiedere misure di somma urgenza per eradicare la specie o comunque per portare il loro numero ad una situazione di equilibrio. Tutto ciò è già stato denunciato e richiesto dal Consiglio Direttivo. La Comunità del Parco è stata investita del problema. Ben vengano le lettere come la Sua a dimostrare che l'opinione pubblica è stanca di una situazione fatta di troppe incertezze e compromessi. Ma sia chiaro. La posizione del Parco è al fianco di coloro che vogliono una drastica ed immediata soluzione del problema, ivi compresa l'eradicazione, come consapevolmente propone Legambiente. Nella Sua lettera dice anche che un intervento sui cinghiali dimostrerebbe che il "Parco esiste" e non è una "macchina mangiasoldi". Posso assicurarLe il contrario e sono a Sua completa disposizione per provare quanto detto. Caro Signor Mazzei, non facciamoci distrarre, come dice un antico detto, dal rumore di un albero che cade ed impariamo ad ascoltare il "silenzio" di una foresta che cresce. E in questi anni la consapevolezza sociale ed istituzionale delle grandi opportunità che il Parco ha portato, e ora che è strutturato, ancora di più continuerà a portare a questa Terra, è cresciuta. Cordialmente Giuseppe Tanelli
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