Anno II - numero 43 di sabato 16 febbraio 2002   

   

La settimana

 

Convegno di Forza Italia sulla sanità  
 

Il direttore della ASL 6 Massimo Scura al centro delle polemiche
 

Primo piano

 

Parco Nazionale: le ragioni di una necessità  
 
Il Parco Nazionale ha le sue prime guide ufficiali
 

Smaltimento dei liquami: si farà qualcosa?
 

Cronaca

 

Nuovo assetto per la Comunità Montana  
 

Terzo sportello della Banca dell'Elba a Campo
 

Disagi per la posta a Lacona
 

Cinghiali: una località francese ha lo stesso nostro problema
 

Il WWF commenta la vicenda dell'ecocentro di Campo
 

Il WWF: sì al canile ma nel luogo giusto
 
Al via i corsi della nuova Scuola alberghiera
 

Brevi dall'Elba
 

Cultura e società

 

Il WWF informa  
 

I grandi vini italiani contro il transegenico
 

Teatro dei Vigilanti: nuovi eventi importanti
 
 

Cosmo radio di nuovo on air ma la sede è precaria

 

 
 

I grandi vini italiani contro il transegenico

Legambiente e Città del Vino (l'Associazione nazionale che riunisce 438 comuni legati per storia, tradizione e cultura al vino) si schierano con decisione contro l'ingresso, sancito oggi, delle viti geneticamente modificate nel mercato vinicolo europeo. Si chiede che aderisca anche l'Arcipelago toscano

"Non vogliamo essere confusi coi nostri fratellastri transgenici." Sono i grandi vini italiani raccolti intorno Città del vino che, insieme a Legambiente, criticano duramente l'approvazione della direttiva Ue che apre alle viti geneticamente modificate.

"Per contrastare questa assurda decisione che colpisce produttori e consumatori e mette a rischio la qualità dei vini italiani - fanno sapere le due associazioni - ci impegneremo perché crescano sempre più in Italia i Comuni non transgenici".

Legambiente e Città del Vino (l'Associazione nazionale che riunisce 438 comuni legati per storia, tradizione e cultura al vino) si schierano con decisione contro l'ingresso, sancito oggi, delle viti geneticamente modificate nel mercato vinicolo europeo.

"Vini a basso prezzo con il profumo del miglior Chianti o nebbiolo coltivato chissà dove? Sono mostruosità che dobbiamo impedire - ha dichiarato Paolo Saturnini, presidente dell'Associazione nazionale Città del Vino - la direttiva del parlamento europeo favorirà la produzione di vini costruiti in laboratorio e privi di quel rapporto con il territorio che sta alla base non solo della loro qualità, ma anche della loro storia e della cultura rurale che essi rappresentano, con pesanti ripercussioni per i produttori vitivinicoli italiani".

"E' gravissimo l'aver deciso di ammettere in Europa vitigni geneticamente modificati senza fissare prima garanzie per la salute, l'ambiente e per il mercato tradizionale. I vini che ne verranno, in assenza di regole certe per la certificazione e la tracciabilità, saranno concorrenti sleali per quelli prodotti tradizionalmente E' poi necessario fissare norme sulla responsabilità che leghino direttamente chi immette Ogm nell'ambiente agli eventuali danni che ne potrebbero derivare".

"Visto che l'Italia non ha saputo tutelare a livello europeo il proprio inestimabile patrimonio enologico, non resta che - spiegano Legambiente e Città del vino - contrastare il dilagare di vini geneticamente modificati dal basso, a livello locale, promuovendo nei comuni l'approvazione di un ordine del giorno che impedisca che sul territorio del comune vengano sperimentati, coltivati in campo aperto, trasportati e commercializzati materiali di moltiplicazione vegetativa della vite geneticamente modificati".

"Sono già quasi un centinaio le amministrazioni (tra cui quelle di Marsala, Montefalco, Siena, Torgiano) che hanno aderito all'iniziativa facendo diventare il loro un Comune non geneticamente modificato. Ma ora, con l'approvazione della direttiva diventa essenziale, per garantire il futuro dei vini italiani, che siano sempre più numerosi i comuni che rifiutino ufficialmente le viti geneticamente modificate".

Il circolo Legambiente Arcipelago Toscano chiederà che anche i comuni delle nostre isole approvino questo ordine del giorno e che la Provincia di Livorno si impegni in questo senso.

Legambiente

 

 

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