Anno II - numero 41 di sabato 2 febbraio 2002   

 

 

Buche e sanità

Che nelle strade dell'Elba, anche nei centri storici, ci siano più buche che in un campo da golf è cosa nota. Così come è noto che nessun politico che si "prende sul serio" si preoccuperà mai di farle riempire. Occuparsi di buche nelle strade, oppure di lampioni spenti, sarebbe sintomo di una visione ristretta dei problemi. Il professionista che ha successo in politica non si può sprecare occupandosi di buche; né possono farlo i politici di professione i quali, essendo assorbiti dai mali del mondo, lo riterrebbero degradante.

Un consigliere che presentasse una interrogazione sulle buche rischierebbe la propria reputazione e comprometterebbe la propria carriera politica. Un vecchio politico fiorentino, con perfida allusione, avrebbe bollato questi politici che si occupano di buche come "bucaioli". In questi giorni, però, le buche si sono prese, contro chi le ignora, una clamorosa rivincita e hanno avuto, giustamente, gli onori della cronaca.

Una a Bagnaia, dove è caduta una scrofa di cinghiale, poi salvata con allegra partecipazione dai vigili del fuoco e liberata in un bosco (e che dovrà poi essere abbattuta, come in Cina, con una pallottola a carico del contribuente). In un’altra buca, a Portoferraio, insidiosamente sistemata davanti all'ingresso dell’ospedale, è caduta invece una signora rompendosi una gamba. I volontari che la stavano accompagnando per un trattamento, piuttosto arrabbiati, l'hanno portata di peso all'interno dell'ospedale consegnandola direttamente agli ortopedici.

Fatto incredibile e prova amara che i problemi che creano le buche, ovunque esse si trovino, sono drammaticamente sottovalutati. I cittadini che se ne lamentano vengono ascoltati per pura cortesia. Questa avversione del politico a occuparsi di buche nella strade merita forse una riflessione e qualche distinzione. Il più esposto è il politico di sinistra la cui ideologia, anche se in crisi, lo porta a subire il fascino dei grandi temi di trasformazione della società. Alla destra, in debito di questo tipo di cultura, dovrebbe essere attribuito un pregiudizio favorevole per una maggiore sensibilità e buon senso nelle cose concrete.

Un pregiudizio che comunque contiene anche un risvolto intimidatorio e ricattatorio, perché sottrae a chi fallisce la possibilità di trovare alibi: se non vi interessate ai grandi temi tappate almeno le buche e accendete i lampioni! Qualche traccia di queste problematiche la troviamo già a Portoferraio, dove manca appunto l'assessore alla cultura, ma non mancano certo le buche. Sono buche, per giunta, che si vedono. E se non si vedono, si può sempre telefonare ad un numero telefonico che il vice sindaco Fuochi ha fatto attivare per individuare i lampioni spenti.

E’ sempre utile sapere, nella vita, dove... si va a cadere. Non condividerà la signora che ha visto dove cadeva: ciò, infatti, non le ha impedito di finire immobilizzata in un lettino. Ma la buca proprio davanti al pronto soccorso non va criminalizzata. Ha comunque il vantaggio, rispetto alle altre buche, disseminate un po’ ovunque, di far spezzare le gambe alla gente solo vicino a dove possono essere riparate.

Può sembrare poco, ma anche da un punto di vista della produttività della struttura sanitaria e del contenimento dei costi, a cui tengono molto i grandi manager regionali, è difficile immaginare qualcosa di più economico ed efficiente: perché far spezzare le gambe alla gente a dieci chilometri di distanza quando è possibile farlo a 10 metri da dove si ingessa? Si riesce anche a contenere i costi dell'autoambulanza. Davvero complimenti. Bastava pensarci. Attendiamo ora che il concetto venga esteso pure ad altri reparti.

Ad esempio a quello di maternità, dove potrebbe essere predisposta una stazione di monta proprio di fronte alla sala parto. Attendiamo, ovviamente, che i nostri Sindaci e politici ci spieghino dove sta andando il sistema sanitario elbano. Ma non possiamo esimerci dal fare talune considerazioni: la Regione avrà anche le sue responsabilità, nonostante l’indubbio impegno finanziario profuso, ma noi elbani con i nostri Sindaci in testa saremo capaci sì o no di utilizzare una paiola di cemento per impedire che entrare nel nostro ospedale sia più pericoloso che affrontare un percorso di guerra?

Perché, se non siamo capaci di fare almeno questo, ci aspettano tempi grami. Poi, possiamo dare la colpa alla Regione, alla Provincia o ai diktat che ci arrivano dal continente, ma noi resteremo sempre e comunque al buio e nei guai.

Elba 2000 - Movimento in difesa dei diritti elbani