21 dicembre 2001: convegno "Randagismo e Leishmaniosi all'Isola d'Elba"
Gli interventi dei relatori concordano unanimemente sulla necessità di affrontare a livello istituzionale l'emergenza leishmaniosi sulla nostra isola. Gli studi della Prof. Mandanti e del Prof. Corazza sottolineano come l'Elba sia, in
Italia, una delle aree dove la malattia assume caratteri epidemici ad alta virulenza, dovuta prevalentemente a fattori ambientali: la "zanzarina" che trasmette l'infezione (il flebotomo o pappatacio, o, come è chiamato localmente, il cugino),
trova nell'isola habitat ideali per il ciclo riproduttivo, che, va sottolineato, non è legato alla presenza di acque dolci stagnanti come per la zanzara comune.
Per venire a conoscenza della realtà isolana non è necessario essere studiosi esperti o avere particolare sensibilità per le sofferenze degli animali, i dati rilevati da una banale ricerca su Interne! sono impressionanti: invitiamo i
nostri amministratori e tutti coloro che pongono particolare attenzione all'immagine del nostro territorio a "fare un giro" tra i numerosi siti in cui si parla di leishmaniosi; l'isola d'Elba è citata invariabilmente come un'area ad alto rischio e
si arriva a sconsigliare ai proprietari di cani la vacanza elbana.
Ma veniamo all'aspetto più importante messo in luce dalle relazioni dei due docenti dell'Università di Pisa: i buoni risultati nella lotta alla leishmaniosi ottenuti attraverso il semplice censimento degli animali ammalati e la
successiva cura con terapie ormai conosciute ed ampiamente utilizzate. La percentuale di animali infettati crolla drasticamente quando gli effetti della cura riducono il numero dei cani che possono trasmettere il pericoloso parassita; gli animali sotto
terapia, infatti, non trasmettono la malattia.
L'impegno dei proprietari di cani nella cura dei loro animali non è però sufficiente; è solo attraverso una campagna ben coordinata tra enti preposti, amministrazioni e veterinari privati, che si potrà combattere efficacemente un
male che, come sottolineato dalla relazione della doti Campisi dell'Università di Firenze, può essere potenzialmente pericoloso anche per gli esseri umani. Come ha evidenziato la Signora Ebe Dalle Fabbriche, presidentessa del Coordinamento Nazionale delle
Associazioni Animaliste, la realizzazione del canile comprensoriale è anche da questo punto di vista una necessita inderogabile: la struttura, in grado di accogliere e curare i cani randagi, diverrà il centro di monitoraggio cibano per la leishmaniosi e le
altre patologie che colpiscono i nostri amici quadrupedi.
Ragazzi del canile