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Servizio idrico all'isola d'Elba
Una delle più scabrose emergenze dell'isola continua ad essere affrontata con ipotesi poco concrete e poco credibili. Molte le proposte che sono state fatte, moltissime le polemiche che ne sono derivate,
ma... le soluzioni non sembrano dietro l'angolo
di Marcello Meneghin
Il parere espresso sulla stampa locale dall'ex assessore Cristina Berti circa il pericolo che l'assegnazione all'ASA del servizio idrico del territorio ATO dell'Isola d'Elba, fatta in aperta violazione alle norme che lo regolano, non
faccia altro che "favorire carrozzoni, strutture che da anni si trascinano dietro gestioni poco chiare e bilanci che fanno acqua da tutte le parti" costituisce il tocco finale che mancava per completare il tragico quadro del futuro assetto del
servizio idrico medesimo e dei risultati disastrosi che ne deriveranno.
Se ne può avere un'idea esaminando nell'ordine alcuni degli ultimi provvedimenti decisi dagli enti addetti per risolvere (si fa per dire) le gravi crisi che sistematicamente interessano il rifornimento idropotabile. Il primo
intervento riguardava la costruzione di nuovi pozzi che avrebbero dovuto fornire una importante portata di integrazione a quella attualmente disponibile.
Non si è però tenuto conto della caratteristica fondamentale della falda sotterranea dell'Elba che è quella di essere ricca d'acqua durante tutte le stagione fatta eccezione per quella estiva, e cioè proprio per il periodo in cui
si registrano le maggiori crisi degli acquedotti. Il secondo intervento auspicato consiste nella installazione di impianti di desalinizzazione definiti, ancora una volta, come risolutivi di tutti i problemi idrici elbani.
Di nuovo non si è considerata la caratteristica principale di tali impianti che è quella di fornire portate d'acqua continue per tutto l'anno ma di piccola entità mentre all'Elba necessitano grandissime portate per periodi brevi.
Il terzo intervento, salutato come la soluzione vera, prevedeva di ottenere due laghi artificiali a Pomonte e Patresi tramite la costruzione di dighe di ritenuta. La stampa ha riportato in lungo ed in largo i danni irreparabili che tale decisione avrebbe
comportato.
L'ultimo trovata riguardava infine il riutilizzo delle acque reflue mediante trattamento dei liquami restituiti dalla fognatura, provvedimento questo che, sempre a detta dei proponenti, oltre che assicurare la necessaria portata
integrativa d'acqua, si sarebbe dimostrato perfettamente congruente con i concetti di base del servizio idrico integrato.
Nulla di più errato se si tiene presente la vera entità dei sistemi fognanti dell'Elba caratterizzati da una miriade di piccoli e piccolissime reti nessuna delle quali è in grado di fornire, soprattutto d'estate, una portata di
emissione finale che, per quantità e qualità dei reflui, possa giustificare l'installazione e l'esercizio di impianti di trattamento atti a fornire la descritta portata all'acquedotto.
Constatato il sicuro fallimento degli interventi sopra descritti non restava che una unica speranza: che il servizio idrico integrato venisse appaltato, previa seria gara di appalto da esperire tra ditte di provata competenza e
serietà come prescritto dalle leggi vigenti in materia, a una grossa società esperta nella organizzazione di un servizio così importante come quello idrico la quale, giudicate le soluzioni per quello che realmente sono, avesse invece adottato dei
provvedimenti tecnicamente ed economicamente validi.
Dalle parole dell'ex assessore Cristina Berti e dalle notizie apparse sulla stampa si evince invece come la gara di appalto non avrà luogo e che, annullata la possibilità di usufruire di tecnologie nuove proposte da ditte
specializzate, l'Ente, già destinato alla gestione dell'ATO con motivazioni diverse da quelle tecnico-economiche , non farà altro che continuare nella strada intrapresa e cioè nell'adozione di provvedimenti che, come detto, non risolveranno il problema
ma porteranno, prima o poi, a crisi idriche ancora peggiori di quella già verificatesi.
La soluzione va trovata riscattando l'Elba dall'assoggettamento alle forniture della Val di Cornia, in prospettiva futura assai precarie, ed ulitizzando invece le risorse proprie dell'Isola che, come dimostrato in molti studi, sono
ampiamente sufficienti allo scopo.
Nel sito internet http://altratecnica.3000.it
è riportata la descrizione sommaria di opere che possono garantire un rifornimento idropotabile ottimale, senza danno alcuno trattandosi di opere totalmente sotterranee, della bellissima Isola d'Elba.
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