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Salviamo il Festival
Il Festival Elba Isola Musicale d’Europa brilla tra le iniziative culturali che si tengono all’Elba. Eppure gli elbani lo hanno quasi disertato e, cosa assai più grave, quasi incredibile, lo hanno fatto
anche gli amministratori pubblici
di Giovanni Muti
Il quartetto fa minore di Beethoven, in un convulso arrangiamento per orchestra d’archi, ha concluso in modo inquietante ed emblematico, al Duomo di Portoferraio, la serata finale del
Festival della musica, la cui apertura, l’11 settembre, aveva coinciso con le stragi di Washington e New York. Oltre a questa tragica coincidenza, altri elementi hanno contribuito a spargere nel pubblico un senso di disagio e di
incertezza e anche di amarezza: le polemiche sul poco interesse degli enti pubblici sollevate dal Vicepresidente del Festival, Dr. Massimo Scelza; i venti di guerra di questo settembre, angosciante per il mondo e purtroppo spesso
nefasto per la nostra città; il sottile e acre odore di cera che riveste a lutto anche i ricordi. Certo, non ha aiutato neanche la scarsa partecipazione del pubblico e l’assenza dei rappresentanti delle amministrazioni comunali e di
altri enti. Solo il Presidente George Edelman ha auspicato che il Festival possa ancora andare avanti e, essendo sembrata poca cosa, ci ha provato anche il direttore artistico Yuri Bashmet, esprimendosi in inglese. La cui traduzione in
italiano, in verità, è sembrata quasi inutile, visto che la maggior parte dei presenti erano stranieri. Nessun rappresentante di noi elbani è intervenuto a dire due parole a chiusura del Festival. Sarà
suonato offensivo per artisti che sono ricevuti con tutti gli onori nei teatri più prestigiosi del mondo. Quindi un’isola distratta che ignora il suo Festival, questo… "Elba Isola musicale d’
Europa", secondo la definizione generosa e ottimistica di Edelman e Scelza. Eppure quest’isola ha anche una tradizione musicale di prim’ordine. Sappiamo che non si improvvisa un pubblico per un ascolto cosi
difficile, come è l’ascolto della musica da camera. Né tantomeno lo si può fare in una città che è stata privata di un teatro per 40 anni. Certo, questo può spiegare la limitata partecipazione degli elbani, ma non l’assenza dei
rappresentati degli Enti pubblici, i quali avrebbero dovuto invece essere presenti almeno alla serata di chiusura, anche per smentire le voci di disimpegno totale per gli anni a venire. Sembra sfuggire a molti il fatto che il
Festival rappresenti un evento culturale di altissimo livello, che ha messo la società elbana a contatto con artisti di fama mondiale. L’esecuzione, in quest’ultima serata, di una diciassettenne giapponese come violino
solista nelle "Quattro Stagioni" di Vivaldi, accompagnata da professori d’orchestra di nazioni e culture diverse (tutti in piedi, alla fine, assieme al pubblico, ad applaudirla) ci ricorda che la
musica è anche questo: linguaggio universale di pace e di fiducia nel futuro. E non è poco, visti i tempi. Ecco perché ognuno di noi, nel nostro piccolo, deve impegnarsi a stimolare gli enti affinché il festival possa
continuare.
Per "Elba 2000"
Giovanni Muti
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