Animali: tra caccia e maltrattamenti San Francesco si dimette da patrono

Alla vigilia della sua ricorrenza il WWF invia al Papa la lettera del Santo

Animali poco protetti, anzi maltrattati e orfani di un protettore. Se tutti gli animali potessero parlare, proprio nel giorno dei festeggiamenti di San Francesco –domani, 4 ottobre- il ‘santo degli animali’, sicuramente si lamenterebbero: si sentono poco tutelati, per non dire dimenticati e addirittura in pericolo di estinzione. Per questo motivo il WWF ha inviato al Papa una Lettera di dimissioni da Patrono d'Italia del Santo, protettore degli animali.

"Non ci sono piu' le condizioni per svolgere serenamente le mie mansioni di protettore della fauna italiana - si lamenta nella sua lettera il Santo - troppe insidie e maltrattamenti per i poveri animali selvatici. Gia' da parecchio tempo avevo nell'animo il proposito di abbandonare questo incarico che ho mantenuto per senso di responsabilita' e di affetto nei confronti delle mie bestiole. Ma ora e' giunto il momento di passare il testimone al mio collega Sant'Uberto, protettore dei cacciatori (e dei macellai) che, a differenza di me, sara' nelle condizioni di svolgere il suo lavoro e favorire i suoi protetti in Italia particolarmente privilegiati"

Secondo il WWF la molla che ha fatto scattare l'indignazione di San Francesco e' la scarsa tutela della fauna selvatica testimoniata dalle numerose violazioni delle leggi che disciplinano la caccia, delle Direttive dell’Unione Europea e delle Convenzioni internazionali sulla tutela del fauna selvatica, le varie autorizzazioni alla ‘caccia in deroga’ (ossia la caccia a specie protette) e, soprattutto, il primo disegno di legge di questo Governo in materia di "attività venatoria e tutela della fauna " . "Si tratta di una riforma peggiorativa che mira ad allargare le maglie (già troppo ampie) della legge sulla caccia - ha dichiarato Fulco Pratesi, Presidente del WWF Italia - aumentando la possibilità di cacciare altre specie di piccoli uccelli selvatici oggi protetti. Condividiamo dunque l'amarezza del Santo di Assisi e siamo certi che, se potesse parlare, si esprimerebbe con le parole che abbiamo usato nella lettera al Papa".

Il WWF ricorda qualche dato al riguardo, come 2.176.519.404, ovvero il numero degli animali che le Regioni italiane, nel 1999, hanno autorizzato ad abbattere, un calcolo che il WWF ha fatto considerando i carnieri giornalieri autorizzati, le giornate di caccia ed il numero dei cacciatori presenti in Italia.

Se le proposte di modifica della 157/92 (che prevedono addirittura l’anticipazione dell’apertura della caccia a Ferragosto e la chiusura al 31 marzo) andassero in porto l’attuale situazione di salvaguardia faunistica subirebbe un bel ’salto’: ma non in avanti, bensì all’indietro di circa 170 anni. Era il 10 agosto del 1903, infatti, quando Giovanni Pascoli, non sapendo di essere così straordinariamente attuale, nella seconda edizione de "I Canti di Castelvecchio" scriveva:

"E per un mio sfogo di amor fraterno, osservo ai governanti d’Italia, ch’essi fanno molto male ad aprir la caccia, voglio dire la distruzione degli uccelletti utili e belli , il giorno di Santa Maria, cioè il 15 agosto. Ritardino l’apertura di un mese! Di quindici giorni almeno!".

Il WWF non ha alcuna intenzione di rallentare la sua accanita battaglia, a colpi di ricorsi al Tar, contro la preapertura della caccia (situazione verificatasi con il via libera alle doppiette anche quest’anno in ben 12 regioni - tutte tranne Liguria, Lombardia, Toscana e Trento - il 2 settembre) e intende battersi contro il disegno di legge sulle deroghe alla legge sulla caccia (approvato nel Consiglio dei Ministri il 31 agosto scorso e all’esame del Parlamento). In merito alle deroghe alle specie non cacciabili il WWF è convinto che vada affermata la responsabilità dell’Autorità statale nella tutela e protezione delle specie protette, con un potere di coordinamento intestato ad un organo centrale rispetto alle Regioni. Su questo delicato tema la stessa Corte Costituzionale afferma che le Regioni non possono autonomamente attivare le varie deroghe, perché l’esercizio di tale potere si rifletterebbe sulla tutela minima delle specie protette il cui nucleo è identificato nello Stato. Spetta dunque a quest’ultimo e non agli Enti locali l’esercizio di tali deroghe e il ribadirlo già ‘aiuta’ la salute degli animali.

Roma, 3 ottobre 2001

Ufficio Stampa WWF Italia

 

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