Osservazioni alla Bozza Provvisoria del Preliminare di Piano del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.
Ritenendo soddisfacente il lavoro svolto da Agriconsulting rispetto agli aspetti ambientali e socio-economici, è nostra intenzione soffermarci sulla perimetrazione del Parco dell’Arcipelago Toscano e sulla sua zonizzazione.
Sono di questi giorni le proposte di alcuni Comuni che puntano ad una drastica riduzione del territorio protetto all’isola d’Elba e che contraddicono platealmente l’Accordo Comuni-Province-Regione Toscana (Allegato al DPR istitutivo del Parco) che
fissano la percentuale di territorio protetto all’Elba intorno al 50% (attualmente è il 53%), la stessa Comunità del Parco aveva con un voto espresso l’intenzione di mantenere la percentuale di superficie protetta attuale modificando il perimetro
attraverso uno "scambio di territori", includendo nel perimetro del Parco aree di particolare valore ambientale e paesaggistico rimaste inspiegabilmente fuori ed escludendo aree meno "pregiate".
E’ quanto LEGAMBIENTE va dicendo fin dall’istituzione del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, infatti riteniamo l’attuale perimetrazione del Parco confusa e complicata da gestire.
I punti fermi
Per noi rimangono fermi alcuni punti:
A) il Parco deve mantenere, e nel caso ampliare, la propria superficie terrestre e marina;
B) Il territorio delle isole non ricompresso nel Parco deve divenire Area Contigua, permettendo l’attività venatoria ai soli cacciatori residenti nelle isole e mettendo in atto tutte le procedure per la formazione di operatori di abbattimenti selettivi
(cinghiale e successivamente muflone) all’interno dell’Area Protetta. Per questo occorre interrompere in tutte le isole l’introduzione di selvaggina "pronta-caccia" che ha già pesantemente inquinato la fauna autoctona (l’introduzione della
lepre centroeuropea ha portato all’estinzione della sottospecie elbana) e creato gravissimi problemi con l’immissione al solo scopo venatorio del cinghiale. Problemi simili sta presentando la popolazione di mufloni introdotta recentemente all’Elba e a
Capraia.
C) L’Area Marina Protetta deve rientrare sotto la diretta gestione del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano che dovrà comprendere nei suoi confini anche l’Area di Tutela Biologica delle Ghiaie-Scoglietto-Capo Bianco. Particolare attenzione andrà
rivolta alle zonizzazioni a mare di Capraia e Giannutri, ma è anche possibile pensare ad una tutele delle acque intorno all’Elba e al Giglio.
D) Con la riperimetrazione, dal Parco non possono comunque essere esclusi: 1) i territori vietati all’attività venatoria prima dell’istituzione dell’Area Protetta; 2) le aree percorse dagli incendi dopo l’istituzione del Parco; 3) il territorio del
Parco interessato da presenze archeologiche; 4) le zone a rischio idrogeologico.
E) Particolare attenzione andrà posta alla zonizzazione delle ZPS.
Aree da includere e zonizzazione
Per questo LEGAMBIENTE propone di inserire nell’Area Protetta le seguenti zone dell’Isola d’Elba che erano in gran parte ricompresse nei "riferimenti per la formazione del sistema regionale delle aree protette" della Regione Toscana (Toscana
da Proteggere – Giunta Regionale Toscana – Marsilio 1994):
1) L’intera zona di San Martino e Valle di Literno (zona 43 d sistema regionale aree protette, Comuni di Capoliveri, Campo nell’Elba e Marciana) oggi compresa solo nella parte tra il Monte di San Martino e il Monte delle Vacche; l’inserimento dell’area
boscata di Pozzatelli-Val Carene e di Santa Lucia
2) L’area di costa (43 i) e di collina tra Pontecchio, la collina di San Giovanni e il Fanaletto, nel Comune di Porto Azzurro;
3) La fascia costiera dei Salandri (43 p) a Marina di Campo dalla spiaggia di Galenzana alla Torre della Marina;
4) L’area costiera tra Procchio e Marciana Marina (43 q, Comuni di Marciana e Marciana Marina), compreso l’isolotto della Paolina;
5) L’area su cui sorge la chiesa romanico-pisana di San Lorenzo, Comune di Marciana;
6) Val di Cappone, per la sua grande importanza ambientale e per impedire una possibile estensione della miniera di feldspati, (Comuni di Marciana e Marciana Marina) tenendo come confine il fosso di Val di Cappone;
7) La zona umida di Schiopparello-Le Prade, con l’intera fascia costiera tra la spiaggia dell’Ottone e la Punta delle Grotte, comprendendo anche l’omonima villa Romane e, possibilmente la chiesa romanico-pisana di Santo Stefano alle Trane;
8) Il centro storico di Rio nell’Elba; la Valle dei Mulini, la Grotta di San Giuseppe e Grassera;
9) Inoltre, si potrebbe pensare alla trasformazione in zone D a spiccata vocazione turistica di alcune delle assurde enclaves costiere: Zanca-Sant’Andrea; Patresi; Cavoli; Seccheto, Bagnaia; Nisporto; Nisportino; Biodola-Scaglieri;
10) Stranamente, è stata inclusa nel Parco una zona di San Piero di recente costruzione e di discutibile urbanizzazione, proponiamo di escluderla, a meno che non si intenda inserire, come auspicabile, nel Parco il Centro Storico di San Piero (di grande
pregio) e quello di Sant’Ilario (un vero gioiello architettonico) che ospiterà anche una "casa del Parco";
Le inclusioni delle suddette aree renderebbe il Parco più omogeneo dal punto di vista territoriale, ambientale e socio-economico; si potrebbe così pensare a "ritagliare" aree con la stessa estensione territoriale totale destinate all’attività
venatoria in zone di minor valore ambientale e paesaggistico.
La creazione di Aree Contigue consentirebbe una continuità territoriale del Parco anche senza gli strani "corridoi" che oggi collegano alcune aree in maniera artificiosa. Con ciò si potrebbe dare una risposta anche alle esigenze dei circa 600
cacciatori residenti all’Elba con aree Contigue più ampie da individuare con il concorso di Regione ed Enti locali nell’Elba Occidentale e centro-orientale. Infatti, in quasi tutte le zone indicate non si esercita l’attività venatoria.
La zonizzazione all’Elba dovrà tener conto di una forte presenza antropica, quindi il Parco dovrà contenere una estesa zona "c" nella quale favorire l’agricoltura biologica e di qualità, il recupero e la valorizzazione delle colture
tradizionali (vite e castagno), il ripristino dei terrazzamenti e delle opere idrogeologiche legate a quel tipo di agricoltura; ma anche iniziative di agriturismo che tengano conto della estrema frammentazione delle proprietà dei terreni agricoli e forestali
e consentendo la creazione di agriturismi e attività di turismo ambientale ed educativo. Questo permetterebbe di dotare strutture già esistenti (casali e case agricole) di nuovi servizi per attività "turistico-agricolo-di educazione ambientale"
anche in deroga alle norme vigenti nel settore;
una zona "B" a protezione di aree costiere e collinari boscate;
una zona "A" che potrebbe essere individuata nell’area della Nevera, di grande interesse per la presenza di specie animali e vegetali non presenti in altre zone dell’Elba e dell’Arcipelago.
Stessi criteri vanno usati per Capraia (con zone A individuate nelle aree di nidificazione del Gabbiano Corso e allo Stagnone) e per il Giglio dove pare necessaria una zona C a salvaguardia delle residue zone agricole ed una estesa zona B nel resto di
territorio protetto.
Per le isole minori e per gli isolotti vanno confermate le rigide forme di protezione in atto.
Area Marina Protetta
Per l’Elba proponiamo una zona C di protezione a mare che si estenda per almeno un miglio dalla costa, con pesca professionale riservata ai pescatori residenti e con divieto di pesca a strascico. All’interno di questo "salvagente" si potrebbe
pensare all’istituzione di piccole e mirate zone "B", destinate in particolare all’attività dei Diving Centers.
Le zone B marine dell’Elba potrebbero essere individuate a: Formiche della Zanca-Careno di Sant’Andrea; Scoglio dell’Ogliera; Punta di Fetovaia; Galenzana; Scoglio della Triglia; Capo Stella-Isola Corbella; Isole Gemini; Golfo di Mola; Scoglio di
Remaiolo; Isolotto di Liscoli; Isolotto di Ortano; Isola dei Topi; Palmaiola; Cerboli; Enfola; Zona di Tutela Biologica Ghiaie-Scoglietto-Capo Bianco… Il tutto, naturalmente andrebbe meglio studiato e concordato con i pescatori professionisti, i Diving
Centers e gli Enti Locali interessati, pensando anche a forme di tutela innovative come la "rotazione" delle aree di pesca, il riposo biologico protratto, la pesca artigianale selettiva, il pescaturismo.
Stesso discorso andrebbe fatto per l’Isola del Giglio almeno per il tratto di costa che coincide con l’area protetta a terra.
Per Capraia occorre una nuova zonizzazione, con una estesa zona C (circa metà dell’area marina), una significativa zona B ed una zona A simile all’attuale zona 1. Confermando ed estendendo, così, i diritti dei residenti e dei turisti per la pesca
sportiva ed ampliando le possibilità per i pescatori professionisti.
Per Pianosa, LEGAMBIENTE concorda con il Protocollo d’intesa sottoscritto da Parco, Regione, Provincia e Comune di Campo nell’Elba. Per l’Area Marina si suggerisce una fortissima salvaguardia per gran parte dell’isola ma anche l’apertura al
turismo dei Diving Centers con percorsi subacquei guidati e di sea watching e ad attività sportive di basso impatto come le escursioni in kayak e a vela.
L’attuale assurda perimetrazione a mare di Giannutri va rivista: bisogna eliminare i due corridoi di accesso comprendendoli in una estesa zona "c", ricalibrare e rendere certe le due zone 1, attualmente non gestibili, pensando anche ad una zona
B "cuscinetto" dove permettere le attività subacquee in maniera controllata.
Montecristo deve conservare l’attuale forma di protezione, riconosciuta anche dall’Unione Europea, questo non vuol dire che non si debba intervenire sul degrado di un ambiente infestato dall’ailanto e dalle capre, così come si deve pensare ad una
fruizione più "democratica", gestita dal Parco Nazionale, e ad una piccola area dove consentire la balneazione ai visitatori e immersioni controllate e contingentate. Il passaggio delle Riserve dello Stato ai Parchi permetterà una forma di gestione
più mirata e flessibile.
Queste sono, in maniera sommaria, le proposte di LEGAMBIENTE che ci riserviamo di sviluppare ulteriormente nella seconda fase di presentazione dei Piani e magari con incontri tra l’Agriconsulting, il Parco Nazionale e le Associazioni Ambientaliste.
Si esprime apprezzamento per la bozza proposta.
Per LEGAMBIENTE Arcipelago Toscano
Il Presidente
Gian Lorenzo Anselmi