Non cala dunque, all’Elba, l’attenzione
sulle problematiche legate allo smaltimento dei rifiuti
solidi. Questo malgrado siano molti e "pesanti"
i temi d’attualità in questo periodo. Ormai comunque
non si può più parlare di emergenza, l’estate, in un
modo o nell’altro, dovrebbe scorrere via tranquilla.
Certo però non c’è tempo da perdere e, con l’arrivo
dell’autunno, le cose dovranno cambiare radicalmente se
non si vuole trovarsi tra un anno di fronte ai soliti
vecchi problemi irrisolti. A parte questo però i grandi
temi d’attualità hanno spesso il merito di innescare
dibattiti di grande interesse, a volte anche andando
"fuori tema" ma sempre comunque aggiungendo
spunti di riflessione e addirittura di interpretazione
storica. Questi si può dire di un documento che vi
abbiamo proposto la settimana scorsa. L’intervento era
di Umberto Mazzantini, dirigente di spicco di Legambiente,
e vi si rispondeva ad un altro scritto, questo di
Rifondazione Comunista, su scenari di vario tipo che
sarebbero dietro la Società che si occupa della gestione
del ciclo dei rifiuti sull’Isola. Bene, nei giorni
scorsi abbiamo ricevuto una riflessione su quanto scritto
da Mazzantinti (...ma in generale sui mali dell’Elba).
Ci viene da Elba2000, movimento autonomista elbano
piuttosto attivo ultimamente e... svincolato dagli schemi
tradizionali. Il documento di Elba2000 che vi proponiamo
di seguito prende le mosse dal caso Icla – Fondedile che
era stato al centro del "botta e risposta" tra
Rifondazione e Mazzantini ma nello scritto si allarga il
campo e si mette in evidenza quello che forse uno dei
grandi mali della vita politica italiana: il fare i conti
con la "...complessità dei vari interessi in
gioco"
Icla – Fondedile: Fratini
e Mazzantini fra complessità e ambiguità
La replica di Legambiente all'intervento di
Rifondazione Comunista sulla West Management e Icla -
Fondedile è interessante. Ma è soprattutto
utile, come lo sono tutte le cose che ci fanno
riflettere sul passato, sulla complessità e
ambiguità della realtà e sulla la lotta che gli
uomini, in questo caso i politici, fanno per
capirla e poi per adeguarvisi. La vicenda della Icla
- Fondedile consisteva, in parole
povere, nel tentativo di mettere in
mano ad una società sospettata,
certo ingiustamente, di contiguità mafiose,
niente meno che i destini di Portoferraio. A favore, come
si sa, i democristiani e i socialisti. Quelli
scomparsi senza rimpianto sotto le macerie dei loro
partiti e quelli invece
miracolosamente sopravvissuti che, ben
mimetizzati, sono ancora insidiosamente attivi.
Bell'esempio, il loro, di adattamento
mimetico e di sopravvivenza della specie.
Apprendiamo dalla replica di Legambiente che su
questa operazione vi sarebbe stato anche il parere
(quasi) favorevole di Giovanni Fratini,
all'epoca Sindaco di Portoferraio. Ma sappiamo
anche che il Dott. Togni , a capo della Icla -
Fondedile, pubblicò sul Tirreno una lettera
aperta, molto dura contro il Sindaco Fratini il
quale, con il suo atteggiamento gli stava ostacolando
l'iter del progetto. Se fossero vere ambedue le cose, ci
troveremmo di fronte ad atteggiamenti
contraddittori, ma che potrebbero trovare
una spiegazione, addirittura semplice, nella
complessità della vicenda. Insomma, è la legge che
sta nelle cose che
trasforma la complessità delle
realtà in ambiguità o contraddittorietà dei
comportamenti. E questo ci spinge a ricordare e
riflettere su come questa legge abbia condizionato
molti, compreso lo stesso Mazzantini il
quale, insieme ad altri, e stato dirigente
"alto" (parole sue) del Pci locale. E lui e gli
altri lo sono stati in un periodo difficile, quando il
partito si poneva problemi di identità e di linea
politica. Per dire la verità, a livello locale,
non era la prima volta che il partito soffriva di crisi di
identità. Fu quando alcuni giovani democristiani,
eletti con voti dei cattolici, cambiarono campo
provocando, a livello amministrativo, il primo
ribaltone della storia dell'Elba. E il Pci riuscì a
mettere le mani sul Comune che gli
elettori avevano invece dato, attraverso il voto
democratico, ai loro avversari. E questo
permise anche a Fratini di stabilire un
record di complessità e
ambiguità: unico, in Italia, ad essere
stato eletto prima assessore democristiano (dai
democristiani) e poi Sindaco comunista (dai comunisti). E
questo nello stesso consiglio comunale e nella stessa
legislatura. Furono vicende, queste, che avrebbero
inciso profondamente e in modo duraturo sulla vita
politica dell'Elba. Vicende nelle quali, lo intuiamo,
tutti i dirigenti, specialmente quelli alti (non in
centimetri) hanno dovuto piegare la testa di
fronte alla complessità della situazione e
uscirne con scelte ambigue o contraddittorie
ma forse, in termini di realismo politico,
addirittura legittime. Certo il travaglio dei compagni
lasciò comunque qualche traccia. Fu quando i nuovi
arrivati fecero il loro ingresso nella sede storica
di Piazza della Repubblica. Entrarono sotto gli sguardi
severi di Marx, Lenin e Togliatti portandosi dietro
l'odore di cera e di sacrestia. I vecchi compagni rimasero
ammutoliti. Altri capirono che questo
avrebbe creato problemi di
omogeneità nell'identità del
partito. E dai compagni veniva
percepita, soprattutto dalla
"frazione" operaista riese, come
una contaminazione. E quindi urgeva una
risposta. I dirigenti storici, per marcare la propria
identità, forse senza neanche rendersene conto, si fecero
tutti crescere i baffi: Danilo Alessi, Fabrizio
Antonini, Sergio Rossi, Vezio Colli, per citare i più
importanti. Non ci risulta che Mazzantini si
lasciasse crescere i baffi. La spiegazione potrebbe essere
che per difendere un'identità bisogna averla. Certo
il baffo, come simbolo di identificazione
politica, nella sinistra, non era una novità. Era
sempre stato visto come simbolo di riscatto:
"ha da venì baffone" era nato da questa
speranza. Ma il baffo non salvò alcuni di questi leader
da un’ulteriore crisi di identità. Vittime della
mutevolezza, complessità e ambiguità del reale alcuni,
come tutti sanno, complice l'ubriacatura
ambientalista conseguente l'istituzione del Parco,
lasciarono la classe operaia, i diseredati, gli sfruttati
e il dolore del mondo, ormai passati di
moda, per dedicarsi ai gigli delle dune, al gabbiano
corso e ai problemi anali delle tartarughe carretta
carretta. Lasciandosi però alle spalle, e qui
è il punto, disastri ambientali che, nonostante il
ruolo che ricoprivano nel partito, non avevano potuto
impedire e neanche denunciare: le decisioni, si sa,
venivano prese in continente. Di questi scempi basterà
citare la cementificazione di Bagnaia (il martirio di S.
Anna affogata nel cemento, come abbiamo già
scritto), autorizzata dalla Regione, dalla
Provincia e da un'Amministrazione di
sinistra il cui sindaco, senza baffi (lui), sedeva nel
comitato di zona del Pci. Naturalmente anche i due
maggiori scempi esistenti all'Elba, Capo D'Arco
e Ortano Mare, nacquero avendo la benedizione del Pci che
comandava in Comune in Provincia e in Regione.
Forse se non possiamo assolvere i Sindaci, potremmo
concedere loro almeno le attenuanti generiche:
pensavano al turismo come fonte di lavoro per i
giovani che erano costretti ad emigrare. Adesso,
per Mazzantini e gli alti dirigenti, difendere
l'ambiente sano che resta quando non si è potuta fare
nulla per difendere quello che è stato distrutto è certo
utile e nobile, ma non dovrebbe essere
vissuto come una espiazione. L'atto espiativo è
sempre eccessivo. E fa girare i coglioni alla gente.
Tutto, invece, deve essere ricondotto alla
difficoltà oggettiva di difendersi dalle insidie
dell'ambiguità, sia essa nella complessità delle
cose che nei comportamenti individuali o
collettivi. Quindi bisogna farsene una ragione. Perché le
cose cambiano e gli uomini pure. Se Fratini si avvicina
adesso a Rifondazione e Mazzantini chiama Compagni
quelli di Rifondazione e partecipa alle manifestazioni
"antiglobal" vuol dire che l'aria sta ancora
cambiando. Forse, torna di moda l'uomo con i suoi
problemi. Torna di moda la lotta allo
sfruttamento, al neocolonialismo, alle
multinazionali che affamano interi
continenti e che i giovani di Genova,
chiamammo globalizzazione, contro la quale lottano fino a
lasciarci la pelle. E anche qui all'Elba
l'attenzione, senza dimenticare l'ambiente,
potrebbe tornare sulla gente soprattutto sulle fasce
più deboli. E qualcuno potrebbe anche scoprire un
sublime esempio di, complessità e ambiguità: a qualche
metro dalla calata levigata e piena di fiori e panfili,
c'è ancora, insistente come un rimorso, il ghetto
della Falconetta. Gente che vive in un'unica stanza, come
in una favela sudamericana.
Per Elba 2000
"Don Siro Pinzauti"
Portoferraio, 24.07.01
Due giorni dopo abbiamo ricevuto una ulteriore
puntualizzazione da Elba2000. Il movimento chiarisce che l’intervento
voleva essere soprattutto...
...un umile tentativo di trovare in alcuni fatti
storici la prova dell’esistenza di una legge secondo la
quale alla complessità delle situazioni spesso
corrisponde ambiguità di comportamenti. Tutto qui.
Nessuna intenzione, quindi, di attaccare Mazzantini, che
si è comportato come tutte le vittime di questa legge
inesorabile. Se avessimo voluto attaccare lui e gli altri
avremmo potuto aggiungere che quella famosa legge da
qualcuno è stata sconfitta. Quando si trattò di portare
S.Anna al martirio, cioè approvare quello che può essere
considerato il più grave scempio edilizio mai operato
sull’Elba, questo.... qualcuno, allora presidente della
Commissione Beni Ambientali e dirigente del Pci, si
rifiutò di dare l’approvazione. I fatti successivi lo
portarono alle dimissioni dalla commissione e dal partito
e all’abbandono della vita politica attiva: quindi una
scelta pagata a caro prezzo. Quest’uomo si chiama
Giampiero Berti ed è l’attuale preside del liceo Foresi.
Quello che ha fatto è un atto di coerenza politica e
morale. Per farlo ha utilizzato una miscela di cultura,
intelligenza, disinteresse, coerenza e coraggio. In altre
parole: palle.
per Elba 2000
"Don Siro Pinzauti"
Portoferraio, 26.07.01
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