| "I fatti
di Genova inducono necessariamente una riflessione: dopo
anni si torna a morire nelle piazze italiane in occasione
di manifestazioni e si torna agli scontri duri fra forze
dell’ordine e manifestanti". Inizia così, amara e
senza giri di parole, una nota dei DS dell’isola d’Elba
su quanto è successo a Genova, la settimana scorsa, in
occasione del vertice del G8.
Un pò tutta la sinistra
elbana è comunque su questa lunghezza d’onda e c’è
anche da segnalare la manifestazione pacifica, contro la
globalizzazione e per protestare su fatti di Genova, che
si tiene a Portoferraio nella serata di sabato 28 luglio.
Non erano pochi per altro gli elbani presenti nel
capoluogo ligure come manifestanti: c’erano membri di Rifondazione
Comunista ma
anche gruppi ambientalisti (a cominciare da Legambiente)
e... "liberi pensatori". Nessun gruppo violento
però, forse anche per questo sono tutti tornati a casa
senza un graffio.
Ma tornando alla posizione
ufficiale della Quercia... "E’ necessario capire
– si legge ancora nel documento diffuso dai DS - come
una manifestazione legittima e pacifica che coinvolge
decine di migliaia di persone possa trasformarsi in una
battaglia campale che lascia sul terreno un morto ed una
moltitudine di feriti tra i manifestanti e tra le forze
dell’ordine.
Comunque, al di là delle
responsabilità evidenti nella disorganizzazione e nella
impreparazione da parte delle istituzioni, è giusto
domandarci se sia utile o meno organizzare questo tipo di
incontri. Siamo convinti – continua la nota – che, al
di là della sfilata propagandistica del "miliardario
ridens", i risultati del summit fra i potenti del
mondo abbia dato poche e insufficienti risposte a quelle
che erano le richieste che erano pervenute a Genova da
parte dei Paesi più poveri del pianeta.
Un’elemosina per
sconfiggere "un inconveniente" (così l’ha
definito Berlusconi) quale è l’AIDS in Africa, non è
sufficiente a farci pensare che nella cittadella della
zona rossa a Genova si sia veramente lavorato perché la
globalizzazione servisse quale occasione per permettere ai
poveri della terra di iniziare un percorso di evoluzione
delle proprie condizioni di vita e per ottenere il
rispetto dei diritti di tutti i cittadini del mondo e la
salvaguardia dell’ambiente".
I DS elbani si dicono anche
convinti che sia necessario superare questo tipo di
vertici, e mettono in evidenza il fatto che i
principi di solidarietà che debbono stare alla base delle
politiche delle grandi nazioni dovrebbero essere discussi nella sede deputata a questo e cioè
l’O.N.U.
Nella nota degli uomini della Quercia non si nasconde la
preoccupazione per le risposte date dal governo italiano
ai gravi fatti successi a Genova.
"E’ evidente –
scrivono ancora i DS – il fatto che si sia
sottovalutato, forse volutamente, la presenza delle frange
più violente del movimento, questo per screditare la
grande massa di persone che manifestavano invece
pacificamente, e che sono state coinvolte negli scontri a
causa di una gestione irrazionale delle forze dell’ordine.
Sentire le risposte degli
esponenti di questo governo, dopo gli scontri, i feriti,
la morte del giovane Carlo Giuliani, i blitz notturni, ci
fa pensare che sotto il doppiopetto firmato cominci a
uscire la camicia nera, soltanto celata e mai dismessa.
Siamo preoccupati! Le
scelte di questo governo – conclude la nota - in materia
di lavoro e di stato sociale, si stanno indirizzando verso
una sempre maggiore tutela per le grandi imprese a scapito
dei lavoratori e delle fasce più deboli della
popolazione.
Speriamo che Berlusconi e
il suo fido Scaiola, che dovrebbe avere la responsabilità
di dimettersi, abbiano capito il grave errore fatto e che
non pensino di utilizzare gli stessi metodi quando si
dovranno affrontare, anche in piazza, le proteste di chi
non condivide questo modo di governare".
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