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DOSSIER
CERBOLI
Legambiente
- Italia Nostra
L’ Isola di
Cerboli
Cerboli è un isolotto
calcareo nel canale di Piombino, a circa 8 chilometri dall’Elba.
Rientra nel perimetro del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano ed
è una zona di protezione speciale ZPS di Bioitaly. L’isola, che ha
una estensione di 0,04 chilometri quadrati, è interamente ricoperta
di macchia di cisto marino, gariga e lentisco. Le sue caratteristiche
faunistico-botaniche non sono ancora del tutto studiate e note ma, per
certo, ospita endemismi vegetali ed animali dell’Arcipelago ed una
sottospecie di lucertola che vive solo in quell’ambiente, la "
Pordacis sicula cerbolensis". Sull’isola sono stati segnalati
anche esemplari di Marangone dal ciuffo" Phalacrocorax
aristotelis", un piccolo cormorano che nidifica in sole 30/40
coppie in tutto l’Arcipelago Toscano. Gli unici segni del lontano
passaggio dell’uomo, sono una piccola cava dismessa e qualche rudere
diroccato.
Storia della
proprietà e zone limitrofe
L’isola fu di proprietà
dello scrittore Carlo Cassola, passata agli eredi dopo la sua
scomparsa, viene venduta nell’anno 2000. Come proprietario si
qualifica presso gli enti locali la Srl J.Livingston costituita il
28/06/2000 a Massa, con sede in Via Cairoli 35. Amministratore unico
risulta Adriano Tongiani (membro del Comitato Federale del DS di Massa
e dell’Unione Comunale diessina massese). La J. Livingston, senza
dipendenti, è costituita dal Tongiani stesso con una quota nominale
di L. 100.000 e dalla Fingestim srl con una quota nominale di L.
19.900.000; l’oggetto sociale è di tipo immobiliare, commerciale
per via telematica, gestionale di sale da gioco e finanziario con
"qualunque partner con uguale oggetto sociale". La J.
Livingston però, non risulta attiva. E non avendo operato alcun
movimento non si comprende come avrebbe potuto annettersi la
proprietà.
La Fingestim (socio di
maggioranza della J. Livingston) risulta costituita il 30/01/99 a
Portoferraio con sede a Massa in Via degli Oliveti 123. Il primo
Amministratore unico è Finaldo Pellegrini. La Fingestim srl è
costituita da Antonio Navarra (q.n. 10.000.000), Raffaele Angellotti (q.n.
6.000.000) uno dei titolari dell’impresa edile "Fiamma
Costruzioni" di Porto Azzurro, che ha eseguito, in stretto
rapporto con l’Ing. Uberto Coppetelli, alcuni lavori per conto del
Comune di Rio Marina durante il commissariamento del Viceprefetto
Vicario Dott. Pesce, e Finaldo Pellegrini (q.n. 4.000.000); l’
oggetto sociale della Fingestim è di tipo immobiliare, finanziario
solo tra privati.
Il 16 Settembre 1999
Navarra e Angellotti cedono la loro intera quota alla SIMTEX
MANAGEMENT LIMITED, (non riscontrabile in Italia, si tratta
probabilmente di una società Off Shore con sede nell’Isola di Man).
Alla stessa data il Pellegrini cede il 92% della quota alla Stessa
SIMTEX. Successivamente, il 20 Aprile 2001, il Pellegrini cede la sua
quota restante all’ing. Uberto Coppetelli divenuto nel frattempo l’Amministratore
unico di Fingestim. Come già la J. Livingston anche la Fingestim non
ha dipendenti e risulta inattiva
Uberto Coppetelli, è
ingegnere progettista con studio a Grosseto e interessi differenziati
all’Elba dove ha seguito tra le altre un’operazione tendente alla
realizzazione di 23 appartamenti nella cosiddetta Valle dei Mulini di
Rio nell’Elba. Quell’intervento, per fortuna a nostro avviso non
ancora realizzato, è stato favorito dalla precedente gestione del
comune facente capo al sindaco Coluccia, (DS). Gode dell’amicizia
personale e frequenta spesso il Vice Prefetto Vicario dott. Giuseppe
Pesce, dal luglio 2000 sino alle elezioni amministrative del Giugno
2001 incaricato della reggenza del comune di Rio Marina dopo le
dimissioni del Sindaco Roberto Antonini. Il Dott. Pesce ha avuto anche
altri incarichi che lo conducono spesso all’isola.
La Fingestim fornisce come
indirizzo Via degli Oliveti 123 Massa. Questo indirizzo corrisponde
però alla sede di una altra SRL che si chiama "Palazzo di
Vetro" già costituita nel ‘94 a Massa e trasferita nel ‘97 a
Viareggio. Amministratore unico Rigoni Guelfo; la sede operativa è a
Viareggio in Via Regia 58 (ma in quello stabile non se ne riscontra
traccia), il recapito telefonico fornito risulta poi un numero di
Massa intestato al Centro Studi Apuano di Via degli Oliveti.
L’oggetto sociale della
"Palazzo di vetro": operazioni in campo immobiliare, e
correlate operazioni commerciali e finanziarie. Non può compiere
intermediazioni finanziarie. Anche la "Palazzo di Vetro" non
ha dipendenti, è però attiva ed il 24/5/2001 apre una sede
amministrativa a Massa (manco a dirlo) in Via degli Oliveti 123. Il
recapito telefonico è quello di una defunta da sei anni che risiedeva
in altro luogo, a Marina di Massa. La società è costituita da
Stefania Rigoni (q.n. 28.100.000) e Andrea Rigoni (28.100.000)
Chi è Andrea Rigoni?
Commercialista, già aderente alla D.C. oggi milita nel P.P.I. ed è
stato eletto senatore della repubblica nel collegio di Massa per l’Ulivo.
Primi interrogativi
Perché Cerboli, un
isolotto soggetto ad alto livello di protezione, di fatto
inedificabile (quindi di nessun valore commerciale) viene posto sul
mercato e viene acquistato nel 2000 ?
Perché l’acquisto
risulta così poco lineare? Perché questo tourbillon di società
inattive (scatole vuote), passaggi di quote e perché la reale
proprietà si cela fuori dei confini nazionali dove nessuno può
verificare le fisiche persone che la detengono?
Tutte le operazioni che
abbiamo elencato, oltre che l’esborso di danaro hanno comportato un
notevole lavoro organizzativo, come pensano di recuperare quanto
investito i nuovi proprietari, dal momento che su quello scoglio non
si può (attualmente) piantare neanche un chiodo?
Non pare strano che
facciano capolino in questa storia, almeno come coinquilini quando non
nei ruoli societari, un paio di politici "Massesi" come
Tongiani ed il Senatore Rigoni (entrambi imprenditori)? Che ci
azzeccano con Cerboli?
Gli interrogativi restano
senza risposta razionale
L’idea della
Protezione Civile
Ma accade qualcosa di
nuovo, su sollecitazione di uno dei gruppi di protezione civile
(peraltro composta in massima parte da brave e anziane persone,
neanche troppo numeroso) il Prefetto di Livorno, folgorato dalla
bontà di un’idea su cui ragioneremo successivamente, in un incontro
con gli amministratori elbani ed operatori della protezione civile,
annuncia che intende fare dell’Isolotto di Cerboli una base per
addestramento della Protezione Civile.
A chi ha un minimo di
senso pratico quella proposta sembra quanto meno dettata da un certo
grado di originalità: a parte il gruppetto della Protezione Civile
cavese entusiasta "… ci daranno anche l’elicottero …"
un profondo scetticismo pervade i primi beneficiari di questa
operazione, cioè i rappresentanti del volontariato. Il responsabile
di questo settore per le Pubbliche Assistenze ci fa sapere di aver
scritto le sue perplessità al Presidente del Parco; non è convinto
per niente il responsabile del più organizzato gruppo, quello di
Campo nell’Elba; lo stesso identico pensiero viene manifestato ad un
giornalista dal responsabile della Protezione Civile di Rio nell’Elba
nel cui territorio ricade amministrativamente l’isolotto. Insomma ,
non c’è una sola organizzazione isolana eccettuato quella cavese,
che abbia plaudito pubblicamente all’idea prefettizia.
Al contrario si registrano
valanghe di dubbi, critiche e perplessità. Legambiente ed Italia
Nostra emettono un comunicato durissimo nel quale protestano per la
possibile violazione di un isolotto ancora selvaggio ed incontaminato,
coperto di cisto marino e lentisco, che ospita endemismi animali e
vegetali non ancora del tutto studiati e mettono l’accento anche
sull’enorme spreco di danaro pubblico che sarebbe necessario per
trasformare quell’isola anche in temporaneo campo per esercitazioni,
che potrebbero essere fatte in qualsiasi altro luogo.
Esce anche un documento
dell’Ente Parco cauto nelle forme ma che sostanzialmente afferma che
l’isola di Cerboli è un luogo dove non si possono condurre
operazioni con un impatto anbientale. Stessa diplomazia anche nelle
affermazioni del Sindaco di Rio nell’Elba (e di Cerboli) Catalina
Schezzini che formalmente dice si alle operazioni di Protezione
Civile, ma ribadisce i vincoli dello scoglio, come dire: "andate
pure ma non toccate niente"
Va detto che alcune delle
proposte del Prefetto dal punto di vista di un ambientalista (ed anche
alla luce della normativa urbanistica attualmente vigente su Cerboli)
appaiono assolutamente inaccettabili: realizzare un approdo sicuro,
creare una viabilità tale da poter essere percorsa da mezzi a motore,
costruire la presumibile struttura di atterraggio per elicotteri,
realizzare delle platee su cui montare la "tendopoli"
auspicata dal Dott. Gallitto, da soli comporterebbero un totale
stravolgimento dell’habitat insulare.
Eppure questa proposta
viene ostinatamente reiterata, il Prefetto afferma addirittura che si
debbono stringere i tempi. Escono degli articoli che riprendono alcuni
dubbi sollevati dagli ambientalisti. Tanto il Prefetto in prima
persona quanto il suo collaboratore Dott. Pesce si spendono presso la
stampa per sostenere la bontà dell’operazione. In particolare il
Prefetto dichiara di conoscere i proprietari dell’isola come persone
affidabili che non consentirebbero mai uno scempio ambientale.
Contemporaneamente la
minuscola associazione di Protezione Civile cavese, che era solita
ricorrere alla consulenza delle consorelle anche per modeste
operazioni burocratiche, avanza un’istanza alla Capitaneria di Porto
di Portoferraio, per ottenere il permesso di operare una sistemazione
dell’unico sentiero nel tratto più pertinente al demanio marittimo
di Cerboli. La Capitaneria di fatto si esprime favorevolmente per
quanto di sua competenza (un tratto molto limitato) tenendo conto
comunque degli altri strumenti di salvaguardia. ma passa la palla all’Ente
Parco.
Seconda serie di
interrogativi:
E’ stata la piccola
associazione cavese a maturare un’idea così tecnicamente complessa?
Qualcuno ha suggerito loro di avanzare l’ipotesi di utilizzo di
Cerboli?
Perché il Prefetto di
Livorno sposa tesi così tecnicamente strampalate come sfollare la
gente da un’isola per portarla su un altro scoglio accanto e
vicinissimo al continente, dove non c’è acqua, elettricità, nessun
servizio? Dove per organizzare esercitazioni, condurre uomini e mezzi,
costerebbe un occhio della testa e provocherebbe comunque danni
ambientali?
Il Prefetto, chi conosce
come persona affidabile e come proprietario di Cerboli? Conosce forse
chi detiene la proprietà della SIMTEX MANAGEMENT LIMITED (la vera
proprietaria dell’Isola sconosciuta alle Camere di Commercio poichè
probabilmente off-shore)? Oppure il Prefetto si riferisce alla persona
dell’amministratore e socio apparentemente di minoranza Ing.
Coppetelli? E Coppetelli, che è un costruttore,si è mosso tanto per
l’acquisto di un’isola per poi non costruirci?
Ci si permetta una prima
riflessione, delle due una:
- o chi ha acquistato l’Isola
intende costruirci, ed allora ben si capirebbe un’ accoglienza
entusiastica delle operazioni di Protezione civile e la inevitabile
realizzazione di strutture che forzando i vincoli esistenti
potrebbero porre i presupposti per un cambio della destinazione d’uso
dell’isola;
- oppure chi ha
acquistato l’isola lo ha fatto ispirato da sani principi
conservazionistici, ed allora dovrebbe vedere come il fumo negli
occhi operazioni che comunque si presentano come di alto impatto
sulla sua proprietà;
Il quadro
politico-amministrativo
Fin qui ci siamo mossi
sulla scorta di documentazione che abbiamo raccolto, o sulla base di
fatti noti ed incontestabili, ma abbiamo anche altre informazioni su
cui stiamo ancora lavorando per appurarne la veridicità ed alcune
riflessioni da proporvi.
Così stanti le cose, ci
pare francamente che chi intendesse cambiare la natura di Cerboli
dovrebbe comunque fare i conti soprattutto con un paio di realtà
istituzionali: l’Ente Parco ed il Comune di Rio nell’Elba.
Ecco, anche nel quadro
politico ci sono delle cose che non comprendiamo molto bene e che non
vorremmo fossero legate per qualche verso a questa vicenda.
Uno dei possibili punti di
attacco è senza dubbio il Sindaco di Rio nell’Elba, Catalina
Schezzini, un sindaco con la quale abbiamo avuto come ambientalisti
scontri niente affatto leggeri ma che stimiamo per la sua correttezza
amministrativa. Da qualche tempo a questa parte per motivi che molti
hanno ascritto alla "faida paesana" Catalina Schezzini è
oggetto di continui attacchi e tentativi di delegittimazione sia dall’esterno
che dall’interno dell’area politica che la sostiene.
Quanto all’Ente Parco,
non si può fare a meno di notare che l’eventuale apertura di un
varco in un’isola selvaggia ed incontaminata servirebbe da testa di
ponte per aprire voragini negli stessi principi di conservazione
naturalistica, che darebbero ai molti appetiti, in particolare rivolti
proprio al versante orientale dell’Elba, buona ragione di
alimentarsi. Ciò magari contando che i futuri equilibri
politico-amministrativi dell’ente presentino un fronte più morbido
da attaccare.
Scenari Futuribili
Abbiamo affermato di
essere assolutamente contrari ad operazioni di qualsiasi genere su
Cerboli, abbiamo anzi chiesto che venga inserita nel piano del parco,
come zona A a tutela integrale.
Proviamo comunque a
ragionare sulla base di informazioni raccolte (non ancora confermate)
e proviamo a disegnare un ipotetico scenario di fronte al quale
potremmo trovarci nel prossimo futuro.
Ripetiamo che quello che
vi proponiamo è uno scenario ipotetico ,ma forse non del tutto
inverosimile.
a) L’Isola viene
attrezzata per un campo di Protezione Civile (anche temporaneo); per
fare questo si eseguono, su proprietà privata e dietro stipula di
opportuna convenzione, lavori di ampliamento del sentiero,
realizzazione di un piccolo approdo, realizzazione di una piazzola di
atterraggio, realizzazione delle platee necessarie al montaggio tende,
restauro dei modesti volumi diroccati presenti;
b) Per attrezzare il campo
di emergenza necessita però la realizzazione delle reti dei servizi
indispensabili (elettricità, acqua, fogne, depurazione…) che
vengono attivati;
c) Per fare questo si
procede alla opportuna modifica degli strumenti urbanistici del Comune
di Rio nell’Elba (ammettendo che in quel momento l’amministrazione
condivida) e contemporaneamente il Piano del Parco dovrebbe
declassificare il livello attuale di protezione dell’Isola
d) Raccogliendo le
sollecitazioni di una parte del mondo ambientalista si va alla
realizzazione di un laboratorio ambientale che svolga anche funzioni
di vigilanza sulla salute marina; il progetto ha una durata di due-tre
anni e parte da un’ulteriore convenzione con i privati che detengono
la proprietà di Cerboli.
e) Il laboratorio viene
finanziato da una agenzia pubblica e necessita di una struttura a
torre , supponiamo di circa m. 8 x 8 che si sviluppa su quattro piani;
f) Scaduti il progetto e
la convenzione la torre torna in possesso della proprietà dell’isola
che ne dispone come meglio crede;
g) Cosi la proprietà
off-shore (molto affidabile) si troverebbe a disporre di volumi,
servizi, infrastrutture e collegamenti probabilmente senza aver
sborsato una lira, ed a gestire un piccolo esclusivissimo paradiso di
enorme valore commerciale.
Conclusioni
Perché, proprio oggi,
tanto interesse per un isolotto sperso in mezzo al Canale di Piombino?
Perché tanti illustri
personaggi si affollano intorno a questa che, a prima vista, potrebbe
passare per un misero e poco redditizio tentativo di speculazione
edilizia?
Perché bisogna aprire
tante scatole cinesi per arrivare ai veri (e comunque ancora
misteriosi) proprietari di Cerboli?
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