L'ELBA INDUSTRIALE

La Portoferraio degli altiforni agli inizi del '900

 

di Giuliano Giuliani

 

Parte prima

 

Neanche dopo la fuga di Napoleone, quando tutto il territorio dell'isola fu riannesso al Granducato di Toscana, dove pure vigeva il sistema della "libertà mineraria", gli elbani riuscirono ad avere il godimento delle loro miniere. Infatti, eccezionalmente per le miniere dell'Elba, il Granduca ritenne opportuno mantenere l'antico vincolo feudale della demanialità. Tutto quello che gli elbani poterono ottenere a risarcimento di questa ingiustizia furono alcune concessioni di ordine fiscale e amministrativo come l'esenzione di imposte fondiarie, franchigie doganali, riduzione al minimo del prezzo del sale di produzione locale. Esenzioni che comunque riuscirono a mitigare un po' una diffusa povertà. 

 

Questo fino al 1861, anno in cui anche l'Elba fu annessa al Regno d'Italia. Quest'ultimo avvenimento si dimostrò subito economicamente disastroso poiché tutti quei giusti privilegi furono sacrificati all'unità politica e legislativa della Patria. L'isola si trovò così immersa in una gravissima depressione economica che spinse la sua gente ad una profonda miseria a cui via via le amministrazioni locali si riferiranno chiedendo insistentemente al Parlamento un immediato rimedio. Nel 1871, in una lettera al Parlamento Toscano, i Comuni dell'isola d'Elba si lamentavano per le tristissime condizioni della popolazione ed il grave e generale decadimento dell'economia locale.

 

Nell'estate del 1889 fu conclusa la cessione dell'affitto per le miniere elbane, fu così costituita la Società "Elba" alla quale Pilade Del Buono sottoscrisse per 5.000 azioni. Sarà proprio per merito del Del Buono, uno di quegli uomini di cui nessuno conosce più il nome e che pure hanno contato nella storia sociale ed economica elbana, che si ebbe la  realizzazione degli impianti siderurgici a Portoferraio. Prima capitano marittimo, poi industriale legato alla nuova borghesia, radicale, idealista, uomo d'affari, Deputato di Livorno nel '97 e, come abbiamo visto, animatore e azionista della Società "Elba", Del Buono visse a Poggio (Marciana), dove morì all'età di 78 anni.

 

All'Elba la notizia che l'affitto delle miniere era stato vinto dai Tonietti - Del Buono suscitò reazioni gioiose che sfociarono in giorni di festeggiamenti. Cosi la Società "Elba" si assicurò il controllo del minerale e comprese fra i suoi maggiori azionisti, come abbiamo detto, l'appaltatore delle miniere Ugo Ubaldo Tonietti.  A Lucerna poi, fu deliberato, non senza difficoltà, che l'impianto siderurgico sarebbe stato costruito a Portoferraio. C'erano state delle dure critiche alla scelta, in particolare da parte dell'ingegner Sinigallia. Comunque, sia la vicinanza alle zone estrattive, che comportava un minor costo del trasporto del minerale, sia l'ottima e sicura rada di Portoferraio, ebbero ragione di quelle critiche e delle altre ipotesi legate ai porto di Livorno o di Civitavecchia.

 

Il 28 ottobre 1889 il "Corriere dell'Elba" portava la notizia che all'Asta pubblica del 25 corrente (tenutasi dinanzi alla Intendenza di Finanza di Livorno) per la vendita dei terreni delle Antiche Saline di San Rocco, questi ultimi erano stati aggiudicati alla Società "Elba" per una somma pari a 141.000 lire. Il 29 ottobre iniziarono i lavori sull'area acquistata che, per la solidità rocciosa del terreno, dava già ampie garanzie. 

 

Il 31 dicembre si giunse finalmente alla sospirata posa della prima pietra dello Stabilimento Siderurgico di Portoferraio. Con la costruzione degli Alti Forni tutto lasciava presagire, almeno tra le masse operaie, che fosse l'inizio di una nuova era per l'Elba e la sua economia ma, come abbiamo scritto, l'inizio era stato difficile e contrastato, e il peggio, purtroppo, doveva ancora arrivare.

Gli altiforni di Portoferraio (Archivio Foresi)

 

Di pari passo con la costruzione del relativamente grande impianto industriale elbano, si ebbe un aumento considerevole della popolazione che, per l'immigrazione di maestranze dal continente, nel tempo di qualche anno, salì complessivamente da 22.000 a 36.000 persone. Di queste 14.000 nuove presenze 10.200 si installarono nel capoluogo (che da 3.800 abitanti passò a 14.000 di cui 2300 assorbiti dall'industria principale e gli altri nelle attività artigiane e commerciali complementari). Si ricorda anche che mentre era in costruzione l'impianto siderurgico, durante un forte temporale, un fulmine cadde sulla cima più alta (80 metri) di una delle due ciminiere in costruzione ed uccise quattro operai. Iniziava con queste prime vittime del lavoro la non facile esistenza degli Alti Forni di Portoferraio.

 

Gli scontri fra il Del Buono e l'ingegner Hennin per la conduzione dello stabilimento si facevano sempre più duri. Accuse, polemiche e dispetti che alla fine portarono alla decisione dello Hennin di licenziare sei impiegati. Questa decisione fu tra i motivi scatenanti degli scioperi del giugno-luglio 1902 nei centri minerari dell'isola e a Portoferraio. Nell'aprile del 1903 entrò in funzione il pontile Hennin, progettato e realizzato dal Corinno. Era un'opera per quel tempo ritenuta ardita, perché costruita tutta in ferro e perché per parecchie centinaia di metri si slanciava sul mare. Al pontile potevano attraccare piroscafi fino a 14.000 tonnellate di stazza. Gli Alti Forni erano tre e producevano circa 450 tonnellate di ghisa, consumando la stessa quantità di carbon coke e circa 900 tonnellate di minerale. 

A causa del flusso degli immigrati, tutta la zona intorno all'impianto siderurgico venne ben presto urbanizzata. La Società "Elba" vi costruì, per i suoi dipendenti, le prime case. Stavano però iniziando anche le prime agitazioni sindacali, le rivendicazioni... e assieme ad esse, purtroppo, si registrarono anche i primi incidenti e i primi fermi.  Cosicché nel 1907, quando vi fu lo scoppio del forno n°2, nel quale persero la vita tre operai ed altri rimasero gravemente feriti (furono accertate gravi responsabilità della Direzione dello Stabilimento), non fu possibile evitare il primo grande sciopero nella storia dell'isola d'Elba.

Le tragiche conseguenze di questo evento si trascinarono negli anni a venire fino al 1911, quando, anche a causa della mancata corresponsione di un adeguato indennizzo ai familiari delle vittime, si arrivò al più importante e lungo (4 mesi) sciopero che sconvolse la vita economica di Portoferraio e di tutti gli altri comuni dell'isola. 

Lo sciopero del 1911 (Archivio Foresi)

Con lo scoppio del primo conflitto mondiale, lo stabilimento siderurgico di Portoferraio acquistò rilevante importanza, tanto che molti dei suoi operai furono esonerati dalla chiamata alle armi proprio per l'aumentato fabbisogno nazionale. Furono ancora gli Alti Forni, insieme alla città di Portoferraio, ad essere coinvolti, drammaticamente, nell'evento. All'alba del 23 maggio 1916 un grosso sottomarino emerse nel mare della rada di Portoferraio e prese a cannoneggiare il complesso siderurgico e i carbonieri ormeggiati al ponte Hennin. Le ciminiere furono colpite ma non crollarono. Ci furono comunque due morti, alcuni feriti, un bastimento affondato e l'eroico atto dei coniugi Tonietti che dalla loro villa di Punta Pina spararono dei colpi di carabina all'indirizzo del sommergibile.

Poi, i primi colpi della batteria del falcone riuscirono a mettere in fuga l'unità. Il Governo decorò i coniugi Tonietti con una medaglia d'argento al valore e la città di Portoferraio con la croce di guerra al valore. Dopo la fine della guerra (4 novembre 1918), la crisi e la disoccupazione attanagliarono l'isola e, con la mancanza di posti di lavoro, ricominciarono le polemiche, i comizi, le agitazioni nei centri minerari e nel capoluogo. La situazione rispecchiava ciò che avveniva su tutto il territorio nazionale, ma all'Elba stava precipitando. La Società "Elba" infatti, minacciava di chiudere gli Alti Forni, portando a giustificazione l'alto prezzo della mano d'opera e la mancanza del carbon coke sul mercato.

Ci furono licenziamenti di massa e scioperi bianchi, arrivare allo scontro fu così  inevitabile. Fu scontro anche con la forza pubblica,  e a Portoferraio, in Piazza Cavour, vi furono spari e arresti. Il giorno 7 settembre 1920, con il fischio prolungato della sirena, gli operai degli Alti Forni annunciarono a tutta la cittadinanza di avere occupato lo Stabilimento. Dopo un mese esatto di occupazione tornarono alle loro case. La Società "Elba" a quel punto, aiutata dalla borghesia locale, riprese in mano le redini della fabbrica che aveva nel frattempo riattivato la produzione.

Nello stesso tempo iniziavano i primi scontri tra gli anarchici e il crescente movimento fascista che finì, come è noto, per prevalere. Durante il periodo fascista gli operai degli Alti Forni e delle miniere, pur contrari al regime (gli operai erano di fede anarchica e socialista) e pur vivendo in ristrettezza economica, continuarono a lavorare senza creare significative preoccupazioni alla Società. Fu in ogni caso per loro un periodo di grandi sofferenze: perseguitati dal Tribunale Speciale del regime subirono arresti, il confino e una durissima carcerazione. Ma i guai non erano ancora finiti per gli Alti Forni, anzi, sarebbero ripresi e continuati peggiori che mai, trascinando nel dolore e nella disperazione tutta l'isola, quando nel 1940, dopo lo scoppio del secondo conflitto mondiale, l'Italia di Mussolini decideva di entrare in guerra.