NAPOLEONE BONAPARTE

L'isola d'Elba è nota, in Italia e nel mondo, per le sue bellezze e per i minerali che si trovano nel suo sottosuolo. Ma la notorietà dell'isola è legata anche ad un nome: Napoleone Bonaparte. L'Elba ha rappresentato per Napoleone un esilio breve, dorato sotto molti aspetti... Vi ha soggiornato, per altro regnandovi, per meno di un anno, tra il 1814 ed il 1815, fuggendone poi, ed andando così incontro alla sua Waterloo e all'assai peggiore esilio a Sant'Elena, in mezzo all'Atlantico. All'Elba Napoleone arrivò agli inizi di maggio del 1814. Prima per lui c'erano state... la disastrosa Campagna di Russia, la sconfitta a Lipsia... L'eredità Napoleonica, all'Elba, è invece rappresenta soprattutto da due Musei, nei due edifici che furono le sue residenze: Villa dei Mulini (quella cittadina, nel centro storico di Portoferraio) e Villa San Martino (la più grande, immersa nel verde, ad alcuni chilometri dal capoluogo isolano in direzione Procchio - Marina di Campo). Nel lascito Napoleonico all'isola vi sono anche dipinti e libri.

NAPOLEONE ALL’ELBA

di Cristiana Rospigliosi

ll 31 marzo 1814 le forze coalizzate di Inghilterra, Prussia, Russia e Austria entrano a Parigi. Napoleone è costretto a sottoscrivere l’atto di abdicazione. Il trattato di Fontainbleau dell’11 aprile gli assegna l’Elba come principato e una pensione annua di due milioni di franchi. Nel 1814 è governatore dell’isola d'Elba il generale Dalesme e la sua guarnigione è composta da meno di 500 effettivi- La miniera di Rio è ferma da mesi per l’impossibilità di trasportare il minerale fuori dal paese, il ritorno dei pochi reduci elbani dalle guerre napoleoniche e lo sbandamento tra i militari delle guarnigioni causato dal clima di incertezza creatosi dopo la sconfitta e l’abdicazione di Napoleone, fomentano sentimenti di ostilità contro i francesi. Nell’aprile 1814 arriva un dispaccio:

Il Ministro della guerra Dupont al Signor Generale Dalesme comandante dell’Isola d’Elba:

"Vi prevengo signore che gli avvenimenti sopraggiunti nel governo francese sono stati la conseguenza dell’abdicazione di Napoleone Bonaparte, per l’avanti Imperatore dei Francesi, al quale voi consegnerete la piazza di Portoferraio al momento del suo disbarco in quest’isola."

Dalesme, preoccupato per la reazione degli elbani, arrivò a intimare la consegna di tutte le armi, e anche Napoleone, arrivato in rada il 3 maggio sulla fregata "Undaunted" agli ordini del comandante Usher, non è sicuro dell’accoglienza che lo attende. Si fa precedere da un proclama alla popolazione e l’invio della bandiera da lui stesso progettata, bianca con banda rossa, ispirata alla bandiera mercantile granducale, a cui furono aggiunte tre api dorate. Anche la coccarda francese verrà sostituita con un'altra con i nuovi colori. Gli elbani lo accolgono con entusiasmo, lo sbarco avviene sul molo di fronte alla Porta a mare, gli vengono consegnate le chiavi della città dal Maire Traditi che, assieme alle autorità, lo accompagna alla Pieve dove fu celebrato il Te Deum dal Vicario generale dell’isola, monsignor Arrighi. Dopo aver alloggiato per qualche giorno negli scomodi locali della Biscotteria, sede dell’amministrazione, Napoleone decise, per il suo alloggio, di ristrutturare alcuni edifici amministrativi e di vario uso, situati tra il forte Stella e il forte Falcone, l'attuale complesso della Villa dei Mulini.

Abiterà al pianterreno, nel salone situato al piano superiore. Nel piccolo teatro adiacente si giocherà a carte e una piccola orchestra con due cantanti animerà le serate a cui parteciperà la borghesia locale. Verranno organizzate con molto successo anche alcune feste pubbliche, come quella che si svolse il 16 agosto e che comprendeva una corsa di cavalli, un ballo pubblico e fuochi d’artificio.

L’Imperatore si alza molto presto, fa colazione e si mette di nuovo a letto, poi fa una passeggiata a cavallo, al ritorno dà udienza ai visitatori che figurano sulla lista preparata da Drouot o Bertrand. Consuma a mezzogiorno un pasto semplice, in cui abbondano le verdure e, dopo pranzo, si ritira a leggere. Nella sua biblioteca figurano soprattutto trattati di agricoltura e uno studio sullo sfruttamento delle miniere. 

Nel pomeriggio, come è sua abitudine passa molto tempo nella vasca da bagno, immerso nell’acqua molto calda. Tra le 4 e le 5 inizia il suo giro di visite e ispezioni nel resto dell’isola, spesso rientra con il suo canotto. Cena alle sei con Madame Mère e con Pauline che lo raggiungerà a metà novembre Ci sono quasi sempre degli invitati, membri della sua piccola corte, visitatori, talvolta il colonnello Campbell, il commissario inglese incaricato di sorvegliarlo. La serata si conclude generalmente con una partita a carte con la madre e i pochi intimi.

Il dottor Foureau de Beauregard lo visitava ogni mattina. L’Imperatore soffriva infatti di attacchi di vomito e di eruzioni cutanee a cui non dava gran peso. La popolazione è affascinata dal nuovo sovrano e dal suo intenso attivismo, Napoleone si occupa di tutto, dai cani randagi all’igiene pubblica, alla costruzione di nuove strade che permettano il passaggio delle carrozze. Nelle sue scuderie ci sono 10 cavalli da sella, 48 da traino, 27 vetture diverse. Accompagnano l’Imperatore nelle sue sortite 5 uomini armati a cavallo. Come residenza estiva verrà riadattata una casa nella vallata di San Martino, nelle vicinanze di Portoferraio ma, a causa del clima troppo caldo, Napoleone vi soggiorna solo nei periodi più freschi. Nei pressi venne impiantata una piccola fabbrica di vetro e ceramica che dà risultati assai modesti. Il clima di Madonna del Monte, nei pressi di Marciana, si rivelerà più salubre ed è qui che riceverà con discrezione Maria Waleska e suo figlio, giunti sull'isola per pochi giorni. Napoleone, che non è nella posizione di inimicarsi il suocero Imperatore d’Austria, spera sempre in una visita di Maria Luisa.

In attesa di una pensione che non arriverà mai, l’Imperatore può contare solo sulle magre entrate dell’isola. Il suo progetto di creare degli altiforni all’Elba, si rivelerà impraticabile. In compenso si approprierà del ricavato delle miniere, che era appannaggio della Legion d’Onore. Riscuotere le imposte dovute dai sudditi elbani non è facile. Nel caso del comune di Capoliveri ci vorrà l’intervento dei militari. Al momento della partenza le sue riserve personali sono notevolmente diminuite e lascerà molti debiti e il ritardo o il mancato pagamento delle paghe saranno causa di disordini e diserzioni tra i soldati alcuni dei quali verranno puniti con il confino a Pianosa che Napoleone tenta di colonizzare. Il mantenimento dell’esercito è oneroso ed è giustificato solo dalla paura di un rapimento per mano dei suoi molti nemici.

Ai granatieri della Guardia e ai lancieri polacchi viene aggiunto un battaglione franco, reclutato sul posto, e un battaglione corso. Sono delle truppe raccolte in fretta e con fatica, poco più di mille uomini indisciplinati ma ben armati che costeranno un milione di franchi. Ad essi si aggiungeranno gli ufficiali isolati che per nostalgia vengono a sollecitare un impiego, come il generale Boinod, completamente sordo, che verrà nominato ispettore generale delle riviste. Lo stato maggiore di Napoleone è composto da Bertrand, ministro dell’Interno e degli affari civili, da Drouot governatore dell’isola, mentre Cambronne è il comandante della Guardia. Ogni decisione però è presa dall’Imperatore in prima persona. Il porto di Portoferraio conoscerà un’insolita animazione, l’afflusso di forestieri che desiderano conoscere l’Imperatore è notevole, gran quantità di mercanzie e viveri sono necessarie per il sostentamento della corte e dei militari e a Portoferraio molti potranno trarne profitto. 

Alla piccola flotta preesistente Napoleone aggiunge un brigantino, l’Incostant e un canotto appartenente alla fregata Undaunted. Vengono requisire due feluche, addette alla sorveglianza delle miniere di Rio, ribattezzate La Mouche e L’Abeille. Un piccolo bastimento, mai consegnato, fu ordinato ai cantieri di Marciana e più tardi fu acquistato uno sciabecco, l’Etrusco, ribattezzato poi L’Etoile. Per vari motivi ci fu una certa difficoltà a trovare i marinai sufficienti per la piccola flotta: parte di essi vennero dalla vicina Capraia e altri perfino dalla Liguria.

L’Imperatore si comporta come se dovesse restare all’Elba ma, avvisato che il Congresso, adunato a Vienna dal 1° di novembre, si propone di confinarlo altrove, sta meditando la fuga confidando, una volta sbarcato in Francia, nell’aiuto dell’esercito che in gran parte gli è rimasto fedele. Con grande cautela a causa delle spie che lo sorvegliano, Napoleone comincia a preparare la fuga. Il 16 febbraio 1815 scrive al generale Drouot, "Date ordine che il brigantino entri in darsena e sia voltato sulla chiglia, lucidato, le sue vie d’acqua ben tappate, che si rifaccia il carenaggio e tutto ciò che è necessario perché possa tenere il mare. Sarà dipinto come un brigantino inglese. Si farà di tutto ciò un preventivo che mi presenterete domani. Si riarmerà il brigantino, si fornirà di biscotti, riso, legumi, formaggio, metà dell’approvvigionamento in acquavite e l’altra metà in vino, e acqua per 120 uomini per tre settimane. Quanto alla carne salata, se ne imbarcherà per 15 giorni. Avrete cura che vi sia legna e infine non manchi assolutamente niente. Desidero che dal 24 al 25 di questo mese sia in rada e pronto come ho detto".

Napoleone lascia quindi, segretamente, l’Elba il 26 febbraio 1815 dopo un ballo di Carnevale dato al Teatro dei Vigilanti che si era fatto ricavare dalla sconsacrata chiesa del Carmine e che è tutt'ora il teatro elbano. Allentatasi la vigilanza degli inglesi per l’assenza del colonnello Campbell, partito per Livorno, il brigantino Incostant, al comando del capitano Chautard prende il largo con a bordo l’Imperatore. E' armato con 18 cannoni. Normalmente avrebbe 64 uomini d’equipaggio ma, date le circostanze, ne ha molti meno. La piccola flotta comprende anche le due golette e una bombarda francese. 400 granatieri saranno imbarcati sull’"Incostant", 200 sull’"Etoile", i cavalieri sul "Saint-Esprit", 40 artiglieri, 300 cacciatori corsi seguiranno su altre imbarcazioni. Una delle golette fa la vedetta. La destinazione, per precauzione, è ancora segreta. I vascelli si dirigono ad ovest separatamente per non aver l’aria d’essere un convoglio. Infatti Campbell, uscito il giorno seguente dal porto di Livorno con la sua fregata, diretto all’Elba, non avrà alcun sospetto.

Bibliografia:

Giovanni Livi - "Napoleone all'Isola d'Elba"

Ernesto Ferrero - "N"

Aulo Gasparri - "Napoleone da vicino"

Cristiana Rospigliosi - "Guida storica di Portoferraio"

 

 

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