ARCIPELAGO TOSCANO: LA STORIA

Pianosa al tempo di Augusto:

 si decide il futuro dell'impero romano

di Giuliano Giuliani

Nel periodo storico che va dal 23 a. C. al 14 d.C., nell'isola di Pianosa, detta dai romani Planaria o Planusia, avvenne "il tristo episodio" che avrebbe cambiato le sorti della successione nell'impero Romano. La vicenda merita di essere ricordata prima di tutto per il suo interesse storico e poi perché è in grado di rivelarci un'epoca densa di vicende intricate e di scandali con quei risvolti talvolta drammatici che contraddistinsero la cupa alba dell'impero Romano. Nella storia che andiamo a raccontare troneggia la figura di Livia Drusilla, una donna senza scrupoli, che Ottaviano, dopo aver divorziato da Scribonia, aveva sposato in seconde nozze. Mentre Ottaviano aveva una sola figlia, Giulia, Livia aveva avuto due figli dal precedente matrimonio con Tiberio Claudio Nerone: Lucio e Gaio. L'astuta ed egoista Livia, il cui orgoglio non aveva misura, pensava di provvedere alle sorti dell'impero con la sua discendenza "collocata" sul trono imperiale. Per assicurarsi la successione al trono dei Cesari Livia doveva trovare il modo di liberarsi dei consanguinei adottivi e favoriti di Augusto.

I resti della villa di Agrippa a Pianosa 

(Archivio Foresi - Portoferraio)

Ma, come vedremo, la perfida donna per raggiungere questo scopo avrebbe dovuto eliminare non pochi ostacoli. Un' ardua impresa per chiunque, ma non per lei che, confortata da un favorevole destino e sostenuta da una incontenibile sete di potere, riuscirà a raggiungere il suo scopo. Il suo primo ostacolo fu Marcello, figlio di Ottavia, sorella dell'Imperatore, cui Augusto aveva dato in moglie la figlia Giulia e designato prestissimo al consolato scegliendolo anche come suo erede. Marcello però, ancora giovanissimo, si ammalò improvvisamente e, guarda caso, curato da Musa, medico personale di Livia, in breve tempo morì (22 a. C.). Giulia sposò allora Marco Vipsanio Agrippa, compagno di giovinezza di Ottavio e condiscepolo nei loro studi in Grecia, braccio e spada di Augusto "miles rusticus e dux" in tempo di guerra e ministro urbano in tempo di pace. Quarto intralcio al progetto di Livia era Mecenate, amico fraterno di Agrippa e complice depravato dei suoi godimenti, sposo compiacente di Terenzia e rifugio dei tedi e dei crucci del principe: fu spazzato via dagli imprevedibili e infausti avvenimenti che si verificarono con la puntualità e la precisione di un diabolico disegno.

Morto Agrippa, nel 12 Giulia andò in sposa a Tiberio, il figlio di Livia, proveniente per parte di padre dalla grande famiglia Claudia. Nel 2 a. C. uno scandalo di corte aveva duramente colpito i legami tra Tiberio e la famiglia di Augusto. A insidiare comunque i piani di Livia era ora Giulia con i tre figli maschi, nati dall'unione con Agrippa. Ma all'imperatrice non ci volle molto per sbarazzarsi dell'augusta rivale. Usando al meglio le sue arti della convinzione ottenne dal consorte che Giulia fosse relegata nell'isola Pandetaria a seguito della grave accusa di adulterio. Senza la protezione della augusta madre i figli non ebbero scampo: Lucio Cesare si spense (2 d.C.) di una delle "solite malattie" e Gaio Cesare, ferito non gravemente da una freccia in un combattimento con i Parti, non riuscì a cavarsela (4 d.C.). Era assistito, sembra, da un medico su cui Livia aveva un forte ascendente. C'era rimasto Agrippa, detto Postumo perché nato dopo la morte del padre: era l'ultimo nipote rimasto in vita dell'ormai invecchiato Imperatore.

Agrippa Postumo era un giovane non del tutto normale. Trascorreva gran parte del suo tempo a pescare in mare, da Ostia a Sorrento;  fu per questa sua passione per la pesca e il mare che venne soprannominato "Nettuno". Nonostante questo comportamento, l'imperatore pensava a lui come al suo unico possibile erede. Per scongiurare questa eventualità, Livia riuscì a convincere l'imperatore, che nel frattempo era molto invecchiato, che l'amato nipote era anche un vizioso. L'Imperatore si lasciò facilmente raggirare e il giovane Agrippa Postumo finì così per essere confinato nell'isola Planusia, dove sarebbe dovuto restare un certo tempo ad espiare le sue colpe. Un giorno, forse sentendosi non lontano dalla fine terrena, Ottaviano Augusto chiamò il Senatore Fabio Massimo, dicendogli di preparare in segreto una galera perché voleva che lo portasse a trovare il nipote prediletto a Planusia.

Quando Agrippa Postumo vide l'Imperatore fu colto da meraviglia e da grande gioia. Gli corse incontro, l'abbracciò e disse: "Tu vieni a liberarmi?" "Non ancora - rispose Augusto - ma ti prometto che presto tornerai a Roma". Ma Fabio Massimo, che aveva la stima e la fiducia del suo Imperatore, questa volta lo tradì raccontando tutto a Livia, la quale, temendo che l'Augusto consorte mandasse a prelevare dal confino "Nettuno " per poi metterlo sul Palatino, prima fece sopprimere Fabio Massimo, Senatore spione e, con un suo fedele centurione, preparò un piano perché quest'ultimo andasse all'isola Planusia ad uccidere Agrippa Postumo. Il centurione, esaltato per essere stato prescelto per questo delicato incarico disse a Livia: "Imbarcherò il giovane Agrippa e durante il viaggio lo getterò ai pesci". "Questo no - le disse Livia - il mare ha certamente un cuore profondo che conserva i segreti, ma ha anche onde che poi li vomitano sulle spiagge". Pare quindi che l'isola di Planusia fu in questo modo bagnata dal sangue innocente del presunto principe ereditario del trono dei Cesari.

Livia, in attesa che il centurione tornasse dalla sua missione di morte, era molto agitata. La "Locusta", come fu definita Livia, approfittando della circostanza che l'Imperatore si trovava a Noia, oramai vicino alla fine dei suoi giorni, non ebbe scrupoli ad affrettarne la morte. Avvelenati dei fichi colti nel giardino della residenza imperiale, li contrassegnò e li offrì all'Augusto consorte. L'Imperatore morì cosi nel 14 d.C., a settantasette anni di età, ed il Senato riconobbe a Tiberio, figlio di primo letto di Livia, la stessa autorità e gli stessi poteri che il suo grande patrigno aveva esercitati. Livia Drusilla, marchiata con l'appellativo di "Lucusta", aveva compiuto il suo folle disegno. Con intrighi orribili e cruenti, sconvolse premeditatamente la successione dei prescelti di Augusto al trono dei Cesari. L'Isola di Planusia (oggi Pianosa) si trovò così al centro di questa Imperiale oscenità mentre dilagava la corruzione romana, la quale, non sarebbe risultata con molta probabilità un flagello, se dall'esilio della Planusia fosse potuto tornare sul trono Agrippa Postumo, detto "Nettuno".

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